La tolleranza di Scalfari

Pubblicato: 3 settembre 2009 in Libri

Fra gli Illuministi che oggi ricordiamo, uno merita sicuramente più di altri. Voltaire. Con il grande concetto della tolleranza. Con cui Eugenio Scalfari immagina una chiacchierata sulla nascita e lo sviluppo di quella che oggi noi definiamo morale.

Una morale molto particolare quella a cui arriva Scalfari alla fine del suo libro. Basata si sulla tolleranza. Ma “rafforzata” da altro.

Egli, alla fine delle sue riflessioni, scrive queste parole: “..[la tolleranza] si rafforza con una grossa dose di ipocrisia individuale e sociale.” Ma, obiettivamente, in cosa si trasformerebbe il concetto di Voltaire se “tollerassimo” qualcosa di ipocrita? Di ambiguo? Pensiamo un momento a ciò che ha fatto Hitler: salito al potere in maniera democratica, ha pian piano consolidato il potere, e mentre tutti lo guardavano immobili o quasi, il 1 settembre del 39 un nuovo conflitto ha inizio. E’ dunque questa tolleranza? Il semplice stare a guardare? Il non esprimere dissenso in maniera forte un’opinione opposta? Il non applicare alcun criterio razionale per decidere cosa è giusto o sbagliato? In un mondo di falsità, di ipocrisia, a che servirebbe la tolleranza? Ecco allora che c’è da chiedersi: davvero la tolleranza può essere consolidata da un mondo ipocrita, o potrebbe diventare solo “indifferenza”?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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