Manifestazion per la libertà di stampa, Roma 3 ottbre 2009

Pubblicato: 4 ottobre 2009 in Attualità, Riflessioni personali

Si è tenuta ieri la manifestazione a Roma per la libertà di stampa, a cui hanno partecipato in circa trecento mila, stando al presentatore, in sessantamila, stando alla Questura. Una pratica ormai consolidata. Arrontondare per difetto qualche manifestazione/incontro riuscito egregiamente. Ma siamo abituati. Altrimenti, per cosa avremmo manifestato??

Tanti gli interventi ieri, da Saviano, ad un presidente emerito della Corte Costituzionale, che a giorni si pronuncerà sulla validità del Lodo Alfano, al segretario della FNSI, ad uno della redazione de “L’Avvenire”, ed altri.

Sicuramente tante belle parole, tanti bei commenti che richiamano il nostro caro articolo 21, ritenuto “il più importante di tutti”, tanti belli auguri, ad un Paese che come non mai è ridicolo, come definito dal presidente di “Reporter senza frontiere”.

Una situzione paradossale, che ci mette al pari della COlombia o Zimbawe, e che mina il significato vero di democrazia.

Tra i personaggi illustri che sopra non ho citato, c’era Neri Marcorè. Il quale ha esordito ha ricordato che, anche a lui come a tanti, hanno chiesto il motivo per il quale avesse partecipato ad una manifestazione del genere, al posto magari di rimanere a casa a guardarla in diretta, scegliendo tra le tanti emittenti che la proponevano in diretta. Ma la risposta è stata chiara ed esplicita: “Io voglio partecipare!”. E ribadendo che non era importante che si fosse di destra o sinistra. L’importante era esserci per affermare il nostro diritto a sapere. A conoscere. A giudicare senza alcun pregiudizio, per dirla alla Voltaire. Ad esercitare un diritto che la nostra Carta fondamentale, protagonista di referendum e leggi vergognose, viene smontata pian pino dall’interno.

L’indifferenza di tanti, la maggiorparte, l’assenza di grandi intellettuali, è indice della situazione italiana. Ridicola. Scandalosa. Ma che può trovare una strada migliore se solo gli auguri di ieri troveranno applicazione concreta. E se la parte dormiente degli Italiani si renderà conto che la situazione in cui vive è a dir poco disastrosa. Se si accorgerà che  le escort di Berlusconi non sono fatti privati. Se si renderà conto che le due Italia di Brunetta non sono vere, superando addirittura il limite di una decenza che un buon ministro dovrebbe avere. Se sarà consapevole che  Napolitano è una figura piuttosto ambigua in una democrazia come la nostra, se non prenderà in mano il Paese. Se si accorgerà che manca il buon vecchio Ciampi.

Se tutto ciò troverà una manifestazione nella nostra politica, nella nostra economia, nella nostra società, solo allora l’Italia raggiungerà standard degli altri Paesi europei. Solo allora, se vivesse ancora, Gaber si sentirebbe italiano.

Comunque voi la pensiate, per dirla alla Santoro, saluti.

P.S. Venire da Bari per manifestare un proprio fondamentale diritto, non raggiunge la stanchezza del viaggio. Un ringraziamento all’UDU che ha permesso ciò, e agli amici che mi hanno accompagnato.

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