La morte, causa di maturità

Pubblicato: 26 ottobre 2009 in Riflessioni personali

“..quando tiri in mezzo Dio, o il destino chissacchè, perchè nessuno te lo spiega, perchè sia successo a te..”

Scrive così Luciano Ligabue in una canzone dedicata ad una cara persona scomparsa. Nelle riga sopra citate, l’autore si interroga sulla fragilità umana. Non della persona persa, ma di chi la perdita la soffre. I cari appunto. E, a volte, ci si appella a Dio al destino per riuscire a trovare una “spiegazione” razionale alla cosa. Ma, chiaramente, razionale non è. È anche questa fede.

Tralasciando questo aspetto che meriterebbe un’analisi a parte, cercherò di riflettere un momento sul significato della morte.

Ma prima di iniziare c’è una piccola premessa da fare. Quel che verrà detto in questo post, potrà in qualche modo offendere qualcuno. Il quale sarebbe indotto a pensare che dia uno scarso valore alla vita. Per essere chiari sin dall’inizio, tengo a precisare che la vita per me è sacra. Il bene più prezioso, prima della libertà, che l’uomo potesse avere.

Nella storia tanti hanno discusso di morte. Tanti ne hanno parlato con pessimismo, tanti con molta contentezza. Shopenauer, per esempio, pessimista a braccetto con Leopardi, credeva nella morte la salvezza del mondo. Dante, cristiano, vedeva nella morte il perseguimento della felicità. La rappresentazione concreta di un sogno. La fine della sua ricerca. Alla scoperta del significato ultimo della ua vita, e del suo credere.

Ognuno di noi ha chiaramente una visione della morte personale. Brutto forse a dirsi, ma anche questa è un’opinione. Ed ha, pertanto, il diritto di essere rispettata.

Sapete quando l’ostrica produce la perla? Quando viene “attaccata”. E l’ostrica deve difendersi. E nasce la perla. Fa uno strano effetto sentirsi raccontare questa storiella, che lascia più d’uno con la bocca aperta. Il male apparente produce una grossa gioia.

E così è per la morte di qualsiasi essere vivente.

La vite porta frutto se potata. Sa alcuni suoi rami vengono tagliati. Alcune madri muoino pur di dare alla luce un figlio. Che si voglia o no, è legge di natura. E bisogna rispettarla. E allora quando muore un uomo è giusto dispiacersi perchè un simile a noi. È giusto provare dolore, perchè si raggiunge la consapevolezza totale della nullità della vita umana. Ma è giusto provare dolore perchè aiuta a crescere. Aiuta a prendere maggiore coscienza che il fatto di esser nati è qualcosa solo di passaggio. Il fatto di esser nati ci deve obbligare a sfruttare al meglio la vita che ci è stata data dai genitori. Il fatto di esser nati ci deve donare un senso di consapevolezza tale da arrivare a comprendere che la libertà avuta grazie alla vita, non può essere usata per mettere a rischio la libertà stessa; in tal cao sarebbe paradossale. Il fatto di esser nati deve aiutarci a comprendere l’altro. La libertà dell’altro. E deve aiutarci a diventare migliori. Affinchè il sacrificio di un innocente o delinquente che sia non sia stato vano.

Ecco allora perchè potrebbe setirsi offeso qualcuno. Partito dalla morte di uno, giunto alla spiegazione che essa potrebbe essere un grande motivo di crescita per molti altri. Ad occchio e croce sembrerebbe paradossale. RIflettendoci da bravi illuministi, forse forse, no.

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