La libertà di Gaber

Pubblicato: 4 novembre 2009 in Riflessioni personali

Un momento significativo della manifestazione a Roma, sulla libertà di stampa, è stato l’intervento di Marina Rei. Un intervento diverso dagli altri. Ella ha cantato “La libertà”. Omaggio a Giorgio Gaber, che se fosse tra noi adesso, direbbe qualcosa di forte. Come parte delle sue canzoni.

“La libertà non è star sopra un albero, non è anche il volo di un moscone. La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione.”

Questa una parte che a me piace ricordare quando mi si chiede o si discute della libertà. Quando tutti si chiedono cosa essa sia, impelagandosi in teorie astruse, comprensibili a filosofi o intellettuali non tuttologi. A quasi nessuno è venuto in mente di citare Gaber. Che, in un celebre “monologo” spiega le ragioni che portavano tanti a definirsi comunisti. E non gli si possono dare tutti i torti.

In effetti si potrebbe discutere di libertà ad un livello davvero elevato. Qualcuno potrebbe addirittura tirare in ballo l’elemento Dio, qualora credesse, qualcun altro potrebbe tirar in ballo semplicemente l’uomo. E in effetti, non sarebbe una cattiva idea. Ma renderebbe quello che un ingegnere chiamerebbe una “situazione ideale”. Cioè la massima semplificazione di un problema, che tutto sommato non è lontano dalla realtà.

Infatti, l’approccio di Gaber è quello. Affermare cosa la liberà non è, perchè si blocca a qualcosa di concreto, e va semplicemente oltre. Si dirige verso quello che con manonon è tangibile.

Egli afferma che la libertà è partecipazione. Adesso cosa intenda per partecipazione lo sa solo lui. Si possono azzardare delle ipotesi, che, tuttavia, non credo siano molto lontane dal pensiero di Gaber.

“Azione e risultato del partecipare a qualcosa, del prendervi parte”. Questa la definizione del sito Hoepli. Prendere parte a cosa, dunque?

Si potrebbe pensare ad una riunione, ad un’idea, ad un dialogo. Alla società, in sole due parole. Alla società attuale, quasi allo sbando perchè in pochi prendono parte. Pochi di coloro che “cittadini Italiani” si definiscono. pochi di quelli che oggi esprimono il voto. Pochi di quelli che criticano la società. Pochi di quelli che colgono solo il lato negativo di quest’Italia.

Spiace dirlo, ma è così. Con il bavaglio dell’informazione poi, è ancora peggio. Colui che non prendeva parte si sente ancora meno istigato a partecipare. E cosa fa? Vive in maniera mediocre, antilluminista, prendendo per vero determinate cose. O come scrivevo in un predente post, esprimendo banali opinioni. Non con una “scaltra consapevolezza” di quel che sta per dire, ma come uno che ripete concetti che ha sentito da altri, e che magari non ha nemmeno verificato. Causa pigrizia, causa non partecipazione. E allora, coloro i quali non provano più fiducia nel Paese, coloro i quali provano un senso di “spaesatezza” come Gaber, scendano in campo. Vengano a manifestare, dopo essersi informati. Dopo aver messo in discussione tutto ciò che sapevano. Tutto quello in cui hanno creduto. Tutto quello per cui, magari, hanno combatutto. Non riflettendo, e appoggiando idee razionalmente fuori.

Tutto questo è libertà. In una parola, per dirla alla Gaber, partecipazione.

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