La tv trash. Naturalmente su Mediaset e in Italia.

Pubblicato: 9 novembre 2009 in Religione, Riflessioni personali

Domenica 5, al centro di numerose polemiche per la storia della Carlucci, madre di Ciccio e Tore, bambini trovati mori a Gravina in Puglia, non si smentisce mai. Riesce sempre a colpire.

Quando parlò la Carlucci il contraddittorio non c’era. Non c’era un magistrato capace di argomentare una tesi opposta, ma una flebile avvocatessa (del Pappalardi) che gridava semplicemente allo spettacolo.

Ieri, invece, discussione sull’ultimo tema del giorno: la sentenza della Corte Europea, in merito all’ “imposizione” del crocefisso. E ospiti in studio, un grande esempio di moralità cattolica. La Santanchè, che non si riesce ancora a capire come cattolica si definisca. Se davanti all’attributo “cattolica” avesse aggiunto “integralista”, forse sarebbe stata un po meno incoerente con le sue idee.

Nel video che mi è capitato di vedere, naturalmente la fine dell’acceso dibattito, la Santanchè definiva Maometto pedofilo e poligamo. Poligamo per aver avuto più mogli, pedofilo per aver sposato una bambina di 9 anni. Però alla Santanchè sfuggono, come ai veri ignoranti, tanti fatti. Che naturalmente erano sconosciuti, o sono passati di mente, a Schwaima, il quale si è limitato semplicemente a parlare mentre la Santanchè esprimeva i suoi concetti. Espressione di democrazia italiana. Non apsettare che l’altro finisca di esprimere le sue idee. Stroncare le sue opinioni sul nascere. Solo che la Santanchè è una tipa tosta. E non ha dato questo privilegio al collega Schwaima.

Tornando ai fatti, perchè è quelli che ci interessano, ricordiamo solo un argomento che sfugge sia alla Santanchè, sia a Schwaima. La Bibbia cristiana è composta da molti volumi. Alcuni di essi rappresentano la società allora conosciuta. Una società profondamente diversa dalla nostra, in cui la donna, qualunque essa sia aveva un ruolo decisamente diverso dall’uomo, e più che mai dal ruolo che oggi assume. Tanto è che ci sono alcuni passi della Bibbia che raccontano di stupri, di violenze sulle donne. Me ne viene uno in mente in cui addirittura il rispetto per due forestieri venuti a casa di uno risulta essere maggiore di quello che il padrone accpgliente prova per la sua concubina. Si consuma lo stupro, gesto non visto con sgomento e brutalità animalesca nella scoietà di allora. E la scena si conclude con la decisione del padrone di prendere la sua concubina, straziata e dilaniata dal dolore, afflitta e poggiata sul nudo terreno e di partire.

Naturalmente, la Santanchè, è una cattolica doc. Invece di informarsi sulla sua religione attacca sparando a mille sulle religioni altrui, senza sapere poi di cosa stesse parlando.

Che la storia di Maometto sia vera o falsa, nessuno si è permesso di dire, causa ignoranza abissale o mancanza di un lucido e appassionato ragionament0, che i fatti che sono raccontati in tutti i libri antichi quale il Corano o la Bibbia o qualsiasi altro documento storico accertato, devono essere valutati alla luce della società presentata in quei testi.

Si commetterebbe un errore madornale considerando solo questi fatti. E allo stesso modo prendendo solo ciò che c’è di buono in una religione. Il credere in un qualcosa, a maggior ragione nella religione, prevede la conoscenza, non dico efferata, perchè l’esegesi (cristiana e islamica) è una cosa seria, non per tutti, ma perlomeno generale sull’argomento, evitando di tirare in ballo argomentazioni e tematiche del genere quando romai si è all’angolo del ring e non riesce più a controbattere.

L’espressione di un’ignoranza di fondo, proprio da parte dei “nostri” politici è paradossale. Ed è l’immagine di una democrazia, “che a farle i complimenti ci vuole fantasia”.

Un paluso va alla D’Urso che ammette di non togliere il suo crocefisso dal camerino perchè il crocefisso è simobolo “di grande accoglienza e grande donazione”. Un po blanda e scarna l’analisi della D’urso, che, naturalemente non si è pronunciata durante tutto il corso del dibattito.

Un paluso vero va invece a Schwaima, esmpio, almeno per quel che si capisce all’apparenza, di tolleranza.

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