Per chi suona la banana

Pubblicato: 9 novembre 2009 in Libri, Riflessioni personali

“Il suicidio dell’Unione Brancaleone, e l’eterno ritorno di Al Tappone”. Questo il sottotilo al travagliesco libro “Per chi suona la banana”, sicuramente non omaggio a Hemingway. Simile, almeno come nome ad un paragrafo travagliesco dal titolo “Per chi suona il Campanile”, dove per “Campanile” si intende il giornale del buon Mastella, che con qualche centinaia di persone riceve finanziamenti dallo Stato italiano, quasi come tutti gli altri giornali, esclusione fatta per “Il fatto quotidiano”, che non ricevendo fondi dallo Stato può definirsi senza ambiguità un giornale indipendente.

Il sottotitolo del libro la dice lunga sul contenuto del libro, che ha riscosso un buon successo, in quanto analisi lucida, razionale ed appassionata del passaggio da quello che si definisce Partito Democratico, ormai al suo terzo segretario, alla terza Repubblica di Berlusconi, con il solito aggravante che i presonaggi che siedono in Parlamento sono più o meno sempre quelli. I soliti veterani. Alla faccia di Grillo, dell’iniziativa popolare per limitare la presenza dei dipendenti pubblici, e alla faccia di tutti gli italiani che hanno sostenuto Grillo nella sua iniziativa.

È la storia del “suicidio politico, culturale, esistenziale, forse generazionale di una classe dirigente” che corrisponde all’attuale Pd e alla Sinistra Arcobaleno, che per la prima volta nella storia repubblicana non siede in Parlamento. Avendo lasciato un po di posto alla Lega e all’Idv, le due vere forze alternative di questo Paese, seppure con le loro starmbe idee per la Lega, le loro continue critiche e posizioni per i dipietristi.

È la storia del ritorno di Berlusconi che Travaglio non chiama mai per nome, causa una prudenza di origine “igienico-sanitaria”. E il nuovo legiferare con le nuove leggi ad personam. Scitte non da lui, ma dai suoi avvocati, firmati da altri. Lodo Alfano, e la grande “blocca processi” , che viene oggi discussa in merito alla prescrizione. (http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-15/prescrizione-leggina/prescrizione-leggina.html)

È la storia del “dialogo e le riforme”, dell’opposizione di Berlusconi che governa anche se non potrebbe, protagonista di inciuci con la maggioranza. Esmpio lampante di questo la legge Mastella sulle intercettazione e l’indulto extra large, il primo nella storia di quel tipo, per un favore a Previti. O dell’autorizzazione ad usare le intercettazioni contro Latorre, diessino doc, nello scandalo dei “furbetti del quartierino”. Della serie, una mano lava l’altra. Oggi a me, domani a te.

È la spiegazione del motivo per il quale continuare a parlare di questa classe dirigente, o di Berlusconi in sè, non porta ad un aumento del consenso dello stesso. E per un semplice motivo. Ci sono, in ogni società che si rispetti, quelli che non conoscono quasi nulla, e che rimangono pertanto indifferenti a ciò che succede. Ecco sono loro, o parte di essi a passare dall’altro lato, e a lottare e protestare contro Berlusconi. E poi fa bene continuare a parlarne. L’importante è che poi l’informazione non trascenda nel gossip. Allora si che il premier aumenta il consenso. Perchè il gossip piace alla massa. E piace anche molto.

Discutere, criticare presentando semplicemente i fatti, facendo notare i paradossali comportamente del premier che un giorno partecipa al Family day, poi divorzia; che un giorno dice una cosa, e successivamente interviene uno dei suoi avvocati a smentire la cosa stessa, come è successo per il “reato di clandestinità” (di cui poi si è avuta la smentita del premier stesso. Risultato: l’opinione sul fatto è cambiata tre volte!).

E allora, continuare a parlarne, non può che essere costruttivo. Ed educativo. Altra forma di protesta ad un’Italia che è sempre più allo sbaraglio.

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