Cosentino, Ghedini e Minzolini: tre facce della stessa medaglia.

Pubblicato: 10 novembre 2009 in Attualità, Riflessioni personali

Spiace dirlo, ma il caso Cosentino è all’ordine del giorno. Non che ciò sia logico, si intende. Ma che sia normale in un Paese come l’Italia, che pullula di indagati e condannati, e con un Parlamento che assomiglia ad un carcere. Dove però prendon posto anche gli incensurati.

Cosentino, accusato per concorso esterno in associazione camorristica, per una questione di samltimento della monnezza a Napoli, era candidato alla guida della regione Campania. Come da prassi per ogni uomo che si rispetti, se egli non è almeno indagato per qualche reato non può ambire ad un ruolo di questo genere. È così, e purtroppo non si discute. O meglio, non tutti ne discutono perchè in molti credono sia giusto così. Naturalmente la cosa è bipartisan. Anche Franceschini preferì uno che aveva patteggiato 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio. Il povero Nando Dalla Chiesa, colpevole di essere incensurato, fu messo fuori.

Ma, torniamo a Cosentino. Il buon Ghedini, avvocato del premier assieme a Pecorella, famoso per la sua legge “anti-ricorso”, non vede del male nel fatto che un membro del suo partito sia indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Come se dunque fosse all’ordine del giorno. Come se non fosse nulla essere indagato. E infatti se la prende con i soliti magistrati, in quanto “oggettive interferenze tra indagini e politica si appalesano in modo conclamato (Repubblica)”. E fa nulla se il compito della magistratura è combattere chi la legge non la rispetta. Per alcuni parlamentari, l’importante è discutere le leggi, criticarle, votarle, attaccarle, ma non rispettarle. Il compito della magistratura, chiaramente viene meno, o meglio, viene sminuito dai parlamentari stessi. E, ad ora, cioè alle 13.06, non si legge un comunicato del CSM, o di qualche corrente della magistratura, tesa a difendere i propri iscritti. Strano in un Paese normale. Normale in un Paese strano, quale l’Italia è.ù

Come afferma sempre Ghedini, la stampa è stata solo dedita “al solo evidente fine di screditarlo ed impedire una fisiologica ed ottima candidatura alla guida della regione Campania”. Fa sempre nulla che il candidato sia indagato. In un Paese in cui nel Parlamento ci sono condannati in via definitiva, cosa importa se uno è solo imputato.

Due ultime riflessioni. Una riguardo Fini, che si sta comportando in maniera non in linea con il suo partito. Come fu definito da Feltri, si comporta come un “compagno”, non essendo daccorod sulla candidatura di Cosentino ma nemmeno sulla riforma della prescrizione. In linea il buon Larussa, la quale concederebbe la prescrizione abbreviata solo “a chi se lo merita (Corriere)”, Verrebbe da chiedersi se il premier risulta essere iscritto nella categoria di chi se lo merita.

L’altra riflessione riguardo Minzolini, attuale direttore del TG1, soprannominato “Scondinzolini” da Travaglio in “Per chi suona la banana”, quando era ancora giornalista a “La Stampa”. Il Minzolini vuole di nuovo l’immunità parlamentare, in quanto la sua abolizione “ha provocato un vulnus nella Costituzione (Minzolini)” e si è perso, a suo dire, l’equilibrio tra potere legislativo e giudiziario e “non se ne è creato un altro (Minzolini)”. E l’eliminazione dell’immunità, definita “atto mediatico”, si trasformò in una “sorta di sottomisisone alla magistratura”. Fa sempre nulla che chi fa le leggi e non le rispetta dovrebbe essere punito ugualmente. E allora occore ritornare all’immunità, affinchè, chi è immischiato in loschi affari, sia tranquillo.

Sperando in un intervento di Zavoli, saluti.

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