La riforma Brunetta e l’Italia che va “avanti”

Pubblicato: 16 novembre 2009 in Attualità

Entra in vigore la riforma Brunetta proprio oggi. E il ministro per l’innovazione, ospite ad un programma su Rai 2, condotto dall’ antisantoro, di cui non ricordo il nome, mostra trionfante, gasato e ostinato, un cartello dove c’è scritto http://www.riformabrunetta.it .
Nessuno ha detto al ministro che il suo sito è off-line er non spaventarlo, o gliel’hanno detto ma si è dimenticato per non fare una prima figura penosa. Paradossalmente alla riforma “antifannulloni” del ministro dell’innovazione segue un suo sito, da poco on-line che non funziona.
O si può coinsiderare la terza ipotesi, che anche la giornalista lo sappia. Ma, nell’ottica di evitare una penosa figura, ha taciuto. Le tre ipotesi hanno una pari probabilità di essere vere.

La riforma Brunetta, la prima di questa “revolution in progress”, serve a punire i fannulloni. Coloro che succhiano dall’Italia buona. Tutti ricordano i celebri di Brunetta dell’Italia spaccata in due. Chi vive lavorando, chi vive sulle spalle degli altri. Quella “parassita”.

Avrei tanto voluto leggere ciò che il sito di Brunetta avesse pubblicato, essendo questo un “osservatorio di trasparenza dove ognuno ha il diritto di accedere”. Ma, ciò non è possibile. Perchè alcuni biricchini l’ahho violato. Poveri loro, rientreranno adesso in chi è parassita.

Brunetta, oltre ad elogiare la meritrocazia e la volontà con la legge di punire i dirigenti poco affidabili, si vanta di altri due punti.

Quando un dipendente ha una sanzione è fuori. E chi se ne frega del processo. Mi spiego meglio. Un dipendente pubblico, fino a ieri alle 23.59, poteva essere sanzionato dal proprio dirigente. E collezionando tre sanzioni, sarebbe stato licenziato. Con una sanzione per un reato grave, avrebbe continuato a lavorare, e avrebbe aspettato la sentenza della magistratura. Ora si è fuori. Non si percepisce lo stipendio, e poi, pazienza se la magistratura assolverà il malcapitato. Chissà poi se riceverà un risarcimento. Della serie: “la giornalista non l’ha chiesto, il minstro non ha risposto, e l’Italia va avanti.”

Un dipendente che non accetta la mobilità è fuori. Ottima scelta del ministro, perchè il dipendente serve lo Stato, non se stesso. Giusto. Se poi il dipendente per gravi motivi non si può spostare, o per soddisfare la richiesta di mobilità, deve andare via con la famiglia, si troverà una soluzione. Della serie: “la giornalista non l’ha chiesto, il minstro non ha risposto, e l’Italia va avanti.”

Sarà perchè questa giornalista fa poche domande, limitandosi a chiedere spiegazioni sulla faccenda degli auguri di Natale, che è definita l’antisantoro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...