La destatalizzazione dell’Italia

Pubblicato: 19 novembre 2009 in Attualità

La destatalizzazione dell’Italia è sempre un passo oltre l’iimaginazione dei più.
Si è approvato un federalismo fiscale voluto dai dipietristi che in coro hanno votato a favore, e dall’assenza di voto dei pddini, che astenutisi, e tacendo, hanno fatto passare la legge. Legge che porterà un bel po di soldini a sentire il Carroccio, e che forse aumenterà il divario economico tra nord e sud. Risultato: il nord sempre più ricco, il sud sempre costante nella sua ricchezza.

Quel genio di Tremonti, che ha sempre pensato al Mezzogiorno come fulcro del Mediterraneo, aveva proposto la Banca del Sud nella finanziaria. Ma è bastata una discussione (?) con i pddini che questa è finita chissà dove. Tradotto: la Banca del Sud non si farà. Così come L’Irap non verrà forse ridotto. E così come sono scomparsi i fondi per i ricercatori. Anche per loro, il 17 di questo mese, abbiamo fatto sentire la nostra voce.
Adesso arriviamo alla privatizzazione dell’acqua. L’ultimo traguardo del governo italiano e di questa terza Repubblica, made by Berlusconi.

L’acqua, meglio la distribuzione della stessa, è un monopolio naturale. Un’attività i cui costi fissi possono essere sostenuti solo se c’è un’unica presenza sul mercato. Ergo, lo Stato deve controllare questo monopolio. L’azienda per eccellenza, infatti, risulta essere proprio lo Stato. Che di soldi ne ha.

Nel famoso “miracolo italiano” lo Stato diede una grossa mano a società che gestivano il bene comune. Nacque l’Eni, per esempio. In maniera tale che gli interessi di pochi privati non ledessero ai più. Perchè naturalmente, se la gestione totale degli idorcarburi fosse andata in mano ai pochi imprenditori di allora, questi avrebbero potuto fare dei prezzi molto personali. Così anche l’acqua fu municipalizzata, raggiungendo un punto cruciale con Scanio. Il quale la municipalizzò tutta quanta.

Adesso, invece l’acqua sarà privata. Perchè non sarà gestita con un capitale fifty-fifty. Il 40% del capitale ce le mette lo stato. L’altro ce lo mette il privato. Pensate dove potremmo arrivare se il 60% ce lo mettesse Impregilo. Pensate i collaudi, i progetti di un’azienda famosa per il non-risolvere problemi. E pensate al guadagno dei privati, che, cullandosi del fatto di possedere la maggiorparte del capitale, speculeranno sulle nostre tasche. E noi saremo costretti a pagare, dato che l’acqua ci serve.

Per non nuocere gli interessi dei privati che parteciperanno con le loro ingenti somme, la legge ha pensato bene di non istituire alcun centro di controllo e coordinamento, affinchè ci sia qualcuno o qualcosa che controlli i privatie le loro scelte derivanti dalle loro tariffe. Che pagheremo noi, si intende.

E allora, da un lato si procede con la protesta in piazza. Dall’altro lato allo stato viene tolto sempre più potere, con un’indifferenza tale da non permettere di accettare critiche della piazza stessa.

E così che ci costruisce un dialogo?! Mi sa proprio di no.

Due ultime considerazioni. “Il Giornale” di ieri non cita nemmeno la questione della privatizzazione dell’acqua. La sua prima pagina è sul virus della A che ha colpito Floris.
Il tg Studio Aperto di oggi non nomina proprio la parola “politica”. Nemmeno per sbaglio. Ma parla e discute della neve che si scioglie, delle ragazzine violentate, della malasanità in Calabria. Tutti scoop. Ma si sa di chi sono Feltri e Giordano.

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