La rassegnazione non porta da nessuna parte. Un altro motivo per manifestare.

Pubblicato: 26 novembre 2009 in Riflessioni personali

L’atteggiamento dell’accettare passivamente la realtà che oggi il Pese vive, rassegnandosi ormai a quello che viene deciso nel carcere parlamentare, e continuando a ripetere che le cose non sarebbero potute andare diversamene, è, a mio pare, snervante.

La speranza, si sa, è l’ultima a morire. Ma davvero. La rassegnazione passiva ad un atteggiamento molto discutibile non è una soluzione alla causa che ha provocato tale attegiamento.

Vediamo di fare un esempio. L’altro ieri, in meno di due ore, la Giunta di Autorizzazione a procedere, ha deciso che Cosentino non debba essere arrestato. trecentocinquanta pagine di motivazioni per cui consentire l’arresto di Cosentino, sono state buttate chissà dove. Mi sa che sono quelle che sono finite in gattabuia. Le prove erano abbastanza consisteni. Una confessione di un pentito doc, dichiarato attendibile ed affidabile. E otto mesi dopo la richiesta del mandato di arresto, la Giunta dice no. E in coro, la maggioranza, vota l’innocenza di Cosentino. Perchè, come spiega Paolini, questa è “inquisizione spagnola (?)” e non sussiste l’elemento “fattuale”. Sintesi: il pentito De Simone ha raccontato frottole. Ma si sa, “eroe” è colui ch in carcere non parla. De Simone è un “infame”. Ma che ha toppato.

Allora, alla notizia, ci si acorge dello spirito di rassegnazione. Non si poteva decidere in maniera diversa; non ci sarebbe potuta essere motivazione più assurda; una richiesta persa in partenza; la vittoria dei cattivi sui buoni.

È allarmante la posizione presa dal coro. È indice di cedimento nella credenza dell’Istituzione chiamata Parlamento. È indice della consapevolezza personale che ormai si è raggiunto un punto tale in cui non si può tornare indietro. È indice di un arrendersi non dopo aver provato svariate volte a modificare questo perverso ordine. Ma dettato semplicemente dall’impotenza di voler cambiare il sistema.Voglio solo ricordare l’articolo 1 della Costutuzione, il primo principio fondamentale, “sbeffeggiato” da Renzi.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

La sovranità appartiene al popolo. È esso il solo che può cambiare le cose. È esso che vota, che fa eleggere i politici (ma a proposito di questo punto, ci sarebbe molto da discutere). È esso che ha il dovere di criticare le persone che esso stesso ha eletto. Quando un cittadino (lucano-molisano) chiese di non firmare il deecreto sullo Scudo Tombale (fiscale, ndr) al Capo dello Stato, egli esercitava il suo potere. Ciò che la Costituzione si ostina a ripetere da anni. E che il Parlamento non vuole cambiare.

E allora, alla luce di ciò, non si può reagire tacendo, rassegnandosi, credendo che non ci sia un’alternativa. In mano al popolo c’è un potere che non ha eguali. Un potere che serve per chiedere conto di chi, inoltre, viene pagato con i soldi nostri. Rassegnarsi significherebbe, come detto all’inizio, accettare passivamente le spallate di questi strani politici, poco inclini al loro lavoro. Più adatti a stare reclusi in casa. Magari renderebbero di più.

Ecco un altro motivo per cui scioperare il 5 dicembre. Per cui combattere per quello che si crede, per scendere in piazza a gridare e a stancarsi. Per esercitare un diritto che molti dimenticano. Per far si che l’Italia, sia davvero una Democrazia. Con una “D” maiuscola non causale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...