Il lodo Maccanico-Schifani tris e il doppio binario del processo morto

Pubblicato: 27 novembre 2009 in Attualità

Gli argomenti candidati del post di oggi son tanti.

L’inchiesta di Repubblica su “Cosa Nostra e la resa dei conti con il Cavaliere”; lo stop alla pillola abortiva del Senato;  il crack di Dubai, celebre per il super hotel a forma di vela; l’accusa ai giudici di scatenare una guerra civile, la richiesta di Obama per l’invio di altri militari in Iraq; l’accordo a quest’ultimo da parte del nostro premier.

C’è davvero l’imbarazzo della scelta. E discutere di tutto in maniera superficiale, risulterebbe svantaggioso per colui che legge il post, e per me, che, nonostante abbia sempre criticato i tuttologi del nulla, mi ritroveri ad assumere un comportamento analogo.

Allora, per questo motivo, voglio parlare della nuova riforma del processo breve. Chi non compra giornali, o non legge articoli un po più dettagliati è all’oscuro degli ultimi sviluppi. Filtrati dalla televisione, che, ormai, è solo un ritrovo della famiglia italiana. Non in tutti i casi, si intende.

Giusto per rinfrescare la memoria, la riforma su questo benedetto (per il Premier & co) processo breve, era più o meno formulata così. Un processo di soli 6 anni. Due anni per ogni grado di giudizio. Dopo di che prescrizione del processo. Cioè, libero di tornare a delinquere. Processo applicabile solo per i reati le cui pene erano inferiori ai 10 anni. Cioè la maggiorparte. Bancarotta preferenziale, corruzione, intercettazioni illegali ecc. ecc. I reati minori. Fra i maggiori, il reato di “immigrazione clandestina” punito con un’ammenda. Infatti esso è fuori dal processo breve. E l’impossibilità di aver diritto a questo tipo di processo per tutti gli incensurati. Morale della favola: chi è dentro per custodia cautelare, o condannato ingiustamente, pazienza. Aspetterà.

Adesso invece, ci sono due binari paralleli. Uno per gli imputati i cui reati sono sotto i dieci anni di reclusione. Un altro per gli impuati le cui pene sono sopra i 10 anni di reclusione. La differenza? Rispetto al processo morto, ribattezzato dal premier “processo a durata certa”, tre anni in primo grado, due anni in appello, uno in Cassazione. Totale sei anni come prima. Distribuiti in maniera migliore. Oggettivamente più corretta. Per la seconda categoria di imputati sei mesi in più per ogni grado di guidizio. Ed entrando in vigore “fulminerà non solo i dibattimenti in primo grado, ma anche quelli in appello.(Milella-Repubblica)”.

Così, questo doppio binario, come scrive la stesssa Milella, assicura uj trattamento uguale e non viene violato il principio di uguaglianza. Almeno così sembra. perchè se è vero che questo processo di durata certa andrà ad accellerare i processi, dall’altro salverà Berlusconi, il quale è costretto a scendere a compromessi riguardo la legge su questa giustizia, per non distruggere il sistema della giustizia in Italia, che già è male-andato, causa “guerra civile” dei Pm. E allora giù con un Lodo Schifani-Maccanico tris, o Lodo Alfano bis, votato come legge costituzionale. Resta da capire come eludere l’articolo 3 della Costituzione.

Ma si sa. In Italia alcuni sono più eguali degli altri.

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