Riflessioni a caldo sulla puntata di “Annozero”

Pubblicato: 17 dicembre 2009 in Riflessioni personali

Puntata davvero piccante quella di oggi del programma Annozero.
Dopo tutte le critiche, gli insulti, i commentini faziosi di parlamentari vari, non poteva che essere davvero particolare la puntata di oggi.
La quale si apre in maniera molto particolare. Con gli auguri di Natale. A Cicchitto, al presidente da poco dimesso dall’ospedale, a Travaglio, a tutti i parlamentari, e solo alla fine ai telespettatori. I quali, se tutto va bene, torneranno a vedere Santoro e i suoi altri mandanti morali il 7 gennaio.

Il primo intervento di Lupi, celebre anche per una famoso dibattito con Travaglio, -tragicomico, consiglio caldamente di vederlo su Youtube- è illuminante. Lupi afferma di non voler essere ipocrita, di voler parlare dei fatti. Infatti poi dimostrerà i suoi proprositi. E dopo una discussione quasi filosofica sull’importanza dell’onestà, sul disprezzo dell’ipocrisia, inizia a sparare numeri su quello che il governo ha fatto contro la mafia. Il governo naturalmente, non la magistratura, la polizia senza fondi, i giudici “antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Non tutto questo, ma il governo della “terza repubblica” di Berlusconi.

Fortunatamente c’è Di Pietro che controbbatte e che gli fa notare questa piccola quanto invisibile stranezza. Ma lui non risponderà su questo, impelagandosi in un ennesimo discorso sulla incoerenza/ipocrisia.

Interrogato Nativi sull’inefficienza della scorta di Berlusconi, Lupi si sente in imbarazzo. E si chiede se non si dovesse parlare di mandanti dell’attentato. Della serie, viva i fatti, abbasso qualsiasi opinione. Infatti crede che del sicuro e approvato gesto del Tartaglia non si debba parlare, dei mandanti morali Travaglio, Santoro e co. invece si, pur essendo semplicissimi quanto discutibili giudizi. Per non parlare del fatto che Lupi definisce Travaglio immorale. E quest’ultimo si sente in dovere di sentirsi un “mandante morale immorale”. Assurdo. Paradossale. Ma, parola di Lupi.

E sempre a proposito di Travaglio, Lupi critica l’intervento di Travaglio sul Partito dell’amore, citando un intervista del mandante con D’Avanzo. Cosa c’entri, ancora non lo si capisce. Ma la tira in ballo per ricordare solo che secondo lui -di nuovo opinione, non fatto- affermare di odiare qualcuno è pericoloso. Premesso che sarebbe un momento soffermarsi a definire la parola odio, non so quanto reggesse il discorso di Lupi. Invito il lettore a rifletterci. Cercando l’intervento integrale magari su Youtube.
E finalmente, dopo tanto, si sente di nuovo Lupi: “Lo scudo fiscale è la più grande manovra” per far rientrare capitali. Non vorrei nemmeno commentare questa frase e rimando la lettura di un mio precedente post. Esprimendo dissenso per questa legalizzazione della criminalità.

Ma si può dimenticare Battista, opinionista-pompiere del Corriere della Sera? Certo che no.Egli punta sulla “personalizzazione” di Berlusconi, che lo ha portato quasi ad un egocentrismo irrazionale che si sviluppa e trova una sorta di rafforzamento nel popolo che crede in lui. L’unico che dice di essere “amato”, l’unico premier che crede nella canzoncina “Meno male che Silvo c’è”. E più tardi, tuffo di pancia nella piscina di Annozero: “Chi è Internet, chi è questo signore?”. Provo io a dare una risposta a Battista. Si definisce Internet una rete di computer. A capo di ogni computer ci sono degli utenti. Ma, essendo tanti questi utenti, controllarli è sicuramente più difficile. Internet è la finestra sul mondo, il futuro dell’informazione, il futuro dei giovani, il giardino delle loro opinioni e della loro crescita. Non considerare nemmeno l’idea particolarmente strana del popolo viola nato con Internet, è da gente con paraocchi. Da gente che abiutata al suo mondo, non vuole, non può, o semplicemente non coglie l’essenza di Internet. E lo sminuisce. Sentito Schifani? “Facebook è più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni 70”. Facebbok non è Internet, ma in questo web 2.0 come si definisce in gergo, i solcial network hanno un ruolo fondamentale. E questo all’anlisi scarna e blanda di Battista e Schifani sfugge. Dietro un movimento non c’è più una persona. Ma un gruppo molto vasto. Virtuale. Ma che al momento giusto dasentire la propria voe. Questo, forse, a Battista da fastidio.

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