Le benedette parole di Benedetto

Pubblicato: 27 dicembre 2009 in Riflessioni personali

Quando il Papa pronunciò le parole “..un atto di clemenza mediante la riduzione della pena” in un celeberrimo discorso al Parlamento italiano, tutti i politici presero seriamente quelle parole. Molti non capirono il senso vero di quelle parole, prendendole solo come invito ad un maxi indulto o aminsitia. Quello che poi si fece qualche anno dopo. E alcuni politici pensarono bene di giustificare il maxi-indulto con quelle parole del Papa.

Adesso, siamo punto e a capo. Parla Benedetto XVI, e molti politici hanno orecchie tese ad ascoltarlo. E a interpretare in maniera troppo personale le sue parole. Perchè le parole del pontefice fanno “paio con quelle pronunciate, nei giorni scorsi, da Napolitano (Montesano, Libero)”. Il richiamo del pontefice alla concordia è da tutti considerato un caldo invito alle riforme condivise. Le stesse che dovrebbero salvare il presidente dai suoi processi. E Urso esprime tutto il suo ringraziamento al Santo Padre: “Dobbiamo essere grati al Sommo Pontefice per le indicazioni che ci ha dato”. Come se servisse il Papa ad incoraggiare il dialogo, che, peraltro, va avanti da un bel pò di tempo. A partire dall’inciucio di D’Alema, un altro “animato da fede profonda”, reso colpevole da un giornalista che gli ha messo in bocca quella brutta parola. Parola di Giacalone.

Insomma, un dialogo che viene benedetto anche da Benedetto XVI. E una voglia di dialogare che non si è mai vista prima. Eccezione fatta per qualcuno. Ed ecco subito l’invito di Gasparri, il quale afferma solenne che il suo partito è disposto “a ricercare il dialogo a partire dal primo partito dell’opposizione, che ci auguriamo si liberi da un condizionamento pesante, negativo e deleterio”; “quello dell’Idv”, suggerisce Montesano.
Si propende per un dialogo democratico a metà. Dentro chi vuol salvare il premier e company, fuori chi si fa sentire, chi convinto afferma che non si può dialogare con certa gente. E infatti, Merlo afferma: “Va isolato chi vuole bloccare le riforme”. Ergo, Di Pietro, è fuori. Ed ecco che il paletto del leader dell’italia dei Valori è subito bypassato. Grazie all’aiuto costante e presente di quel partito che ha Poco (di) Democratico.

E continua la solita polemica sull’odio della Rete nei confronti di personaggi del calibro del presidente del Consiglio e del Papa. Però questa volta, Socci, ci va giù pesante, offendendo me stesso. Egli scrive: “Basta dare un’occhiata per i vari gruppi di discussione, per rendersi conto che la cosiddetta società civilie non esiste”. Non ha senso allora riflettere sul motivo per il quale molti erano a Roma il 5 dicembre, o nelle piazze delle altre città. Se pochi esaltati insultano e godono di qualsiasi forma di violenza non è necessario addebitare tutta la colpa alla società civile. E dire addirittura che non esiste. Il fatto dunque che “si senta autorizzato a farlo” non dipende da internet, ma dal comportamento di questo esaltati. Inoltre, come ribadito più volte in giro per il web, molta gente che aderisce a questi gruppi, in realtà non è nemmeno convinta di quel che dice. Arrivare alla tesi di Socci, mi sembra, pertanto, falso ed azzardato.

Un’ultima considerazione su un articolo di Mughini: “Devi accettarne l’esistenza, non ridicolizzarne l’identità.”. Riferendosi a Di Pietro, Mugni lo ricorda al lettore di Libero. Bisoga “convivere con tutti”. Allora, un consiglio a Mughini. Anche a lui per Natale, l’anno prossimo ormai, potremmo regalare un’agenda. Scrivere tutte le belle parole dei politici e suoi colleghi riguardo la magistratura e la parte politica avversa.

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