Brunetta, l’uomo della Costituzione

Pubblicato: 3 gennaio 2010 in Riflessioni personali

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Questo il primo comma dell’articolo 1 della nostra Carta.
“L’Italia è una Repubblica democratica affondata sul lavoro”. Questa l’infelice battuta di Renzi sul primo comma dell’articolo 1 della Costituzione Italiana. Una battuta che in sè contiene, però, la vera realtà italiana. La realtà di quanti, tutt’ora, sono sui tetti a gridare il proprio diritto al lavoro, a mantenere le proprie famiglie, ad avere una vita dignitosa uguale a quella degli altri. Un’espressione che descrive l’Italia di oggi, affossata e depressa a causa di una crisi seconda solo a quella del 1929, la quale non ha trovato ancora la morte.

E poi c’è l’interpretazione del ministro Brunetta. Il ministro anti-fannulloni, provocatore, malizioso, rivoluzionista, maleducato. Colui il quale affermò solenne, raccogliendo applausi di tanti del suo partito, quello dell’Amore, che la sinistra potesse “andare a morire ammazzata”. Quello del libro “Revolution in progress”, la sua rivoluzione, personalem tesa a risollevare quest’Italia ormai in caduta libera verso un baratro da cui uscire sarà un problema. Lo stesso Brunetta degli auguri di Natale risparmiati, dei cartelloni in tv e in Parlamento. Il nostro ministro del Lavoro. Colui il quale è in Parlamento grazie ai nostri voti; colui il quale vive grazie ai nostri soldi. Colui il quale ha pronunciato in un’intervista al giornale-tifoseria di Belpietro: “Stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa nulla”. Qui si parla non della seconda parte della nostra Carta. Qui parliamo della prima parte. Dei principi fondamentali, frutto dell’uscita dell’Italia dalla guerra, da uno stato di disperazione complessivo che ha portato l’Italia al macello, che l’ha distrutta. La Costituzione, frutto del lavoro di tutti gli esponenti di partiti politici, e non solo cattolici e comunisti (tra l’altro, cattolici e comunisti insieme non si può essere, lo ricordo a Berlusconi) non è stata la semplice trascrizione di strampalate idee di qualcuno, ma un lungo lavoro che trova compimento in quello che oggi conosciamo. Sono state scartate tante idee e pensieri, che avrebbero dato una connotazione decisamente meno neutrale e meno laica.

E alla luce di questo, si può pensare che la Costituizione non sia moderna. Sia da ritoccare. Come si è provato a fare, o come si è fatto. Devolution in primo caso, articolo 68 nel secondo. Ma un momento: fermiamoci a riflettere su quanto vecchia è la Costituzione. Sarà vero che è così, o è un’opinione un pò azzardata del ministro Brunetta, il quale afferma che mancano concetti di merito e concorrenza? È pur vero che mancano questi concetti, ma, se davvero fosse vecchia, non rispetterebbe quanto in Italia c’è o ci dovrebbe essere. Mi spiego meglio. Il lavoro rappresenta una delle situazioni che tengono l’uomo impegnato e sereno, perchè fonte di sostentamento. Il merito e la concorrenza sono già impliciti nell’articolo e nel concetto di lavoro. Inserirli esplicitamente all’interno della Carta provocherebbe rindondanza. E la carta apparrebbe, a mio avviso, un chiaro complimento al capitalismo italiano.

Le parole di Brunetta, onestamente, mi sembrano molto azzardate. Ma non frutto di un’analisi frettolosa. Piuttosto lenta e pacata. Un’analisi da P2, da Piano di Rinascita. Una riflessione che vuole trasformare tutto in un impresa. In qualcosa da controllare con estrema facilità. Nella mani di uno solo, che per mezzo di una fasulla quanto inutile democrazia ha in mente di controllare il più possibile, esercitando un potere che pian piano si sviluppa.

Non c’è dubbio, che, adesso, sia Brunetta l’uomo della Costituzione.

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