Qualche dettaglio/riflessionet su qualche cane sciolto

Pubblicato: 7 gennaio 2010 in Riflessioni personali

Potremmo definire “casta” un qualcosa di assolutamente rigido, animato e definito mediante taluni comportamenti e privilegi, assenti in altri contesti o gruppi.
Allora viene da chiedersi, nel Parlamento c’è una casta? La risposta è decisamente si. La casta di coloro che fanno “leggine ad hoc”, di coloro i quali sono sempre pronti per riforme molto particolari/controverse, di coloro i quali fanno le leggi e poi loro fortuna non le rispettano, di coloro i quali fanno abuso di privilegi dati loro dalla Costituzione.

E allora, la domanda successiva, potrebbe essere: tutti i parlamentari fanno parte della casta? La risposta sarebbe sempliciotta e banale se rispondessi di si. Perchè, è sempre valido il detto che non si può fare di tutta l’erba un fascio. E allora, anche nel Parlamento, malgrado il tasso di condanne definitive e non, prescrizioni e indagini, non tutti partecipano alla stessa vita della casta. Non tutti sono al centro di scandali finanziari, politici, economici e “morali”. Non tutti abusano di privilegi concessi loro per volere popolare. Non tutti sono protagonisti di inciuci, gli stessi che hanno condotto l’Italia nella situazione. Alcuni si distinguono. Prendiamo l’indulto. Detto più volte che serviva qualcosa per Previti e allora maggioranza (centrosinistra) e opposizione hanno collaborato assieme per approvare l’indulto. COntrari ce ne furono. Lega e Idv. Le quali hanno avuto un peso non indifferente alle elezioni, segno che molti italiani si sono stancati dei soliti volti nullafacenti e sono delusi da tutte le promesse non mantenute durante le dispendiose campagne elettorali. Su due piedi, dunque, dire che il Parlamento è espressione di tutta una casta è falso. Occorre un momento rifletterci su e leggere magari qualche libro-inchiesta. “La casta” di Stella e Rizzo, è un’ottima proposta.

Anche i magistrati non sono uguali tra loro. Woodcock, per esempio, è uno che da fastidio. E anche molto. Infatti più volte sotto controllo da parte del ministero della Giustizia, più volte al centro degli scandali per aver fatto saltare coperture misteriosi e abitudini particolari di personaggi del calibro di Vittorio Emanuele, giornalisti come la La Rosa, e celebre per Vallettopoli.

De Magistris, invece, decisamente più sfortunato. La questione dell’oramai ex-pm e adesso parlamentare è particolarmente complessa. Anche perchè le personalità in gioco sono tante. Da politici a imprenditori a condannati.
Tutto nasce da alcune conversazioni intercettate a non-parlamentari. Tali Saladino e Bisignami giusto per fare un esempio. Ne viene fuori, grazie alla consulenza di Genchi, non il primo stupidello di turno, famoso anche per le intercettazioni e la consulenza per le stragi del ’92, alcuni numeri di telefono intestati a parlamentari. Allora, chiaramente, si inizia ad indagare. E vengono fuori i nomi di Prodi e Mastella, premier e ministro della Giustizia. I quali sono iscritti nel registro degli indagati nello stesso ordine temporale con cui sono stati citati.

Succede che Mastella, pochissimo tempo prima di sapere che fosse iscritto nel registro degli indagati, inizia ad avercla con De Magistris. Evidentemente fa le sue previsioni, vedendo che vien fuori il nome di uno dei due che poi sarà il ponte che condurrà all’ex ministro della Giustizia. Iscritto dunque al registro degli indagati, interviene il procuratore Favi, il quale avoca l’inchiesta a De Magistris. Motivo: incompatibilità ambientale. Siccome Mastella stava intervenendo con provvedimenti disciplinari sul pm di Catanzaro, allora il pm stesso ha deciso di iscrivere il ministro nel registro degli indagati.

Allora, qui si instaura la polemica. È giusto acquisire i tabultati delle intereccazioni senza l’autorizzazione del Parlamento? E a cosa serve effettivamente questa “autorizzazione a procedere”??
Riflettiamoci un momento. Se non ci fossero stati gli accertamenti, mai si sarebbe saputo che tale Saladino era in contatto con Mastella. MAi si sarebbe saputo che i due avevano anche un tono parecchio amichevole.  Cioè, come si fa a chiedere l’autorizzazione al Parlamento riguardo un parlamentare se per acquisire tabulati telefonici occorre l’autorizzazione stessa del Parlamento, visto che c’è qualcuno del Parlamento stesso di mezzo? È davvero un circolo vizioso assurdo. Era doverosa l’iscrizione nel registro degli indagati. Era un dovere del pm.

Anche perchè, nonostante si continui a dire il contrario, De Magistris avrebbe chiesto l’ok al Parlamento per utilizzare le prove nel processo se sono non l’avessero tolto davanti. Riflettiamoci un momento. È davvero questione di “incompabilità” e “conflitto d’interessi”, o qualcosa di più? Davvero Genchi e De Magistris non conoscevano la legge? Beh, la frase esplicta di Genchi, eliminato ugualmente dalla scena politica, “Per la eventuale utilizzazione processuale – scrive Genchi nella consulenza – dovrà richiedersi la prescritta autorizzazione al competente ramo del Parlamento».”  Per autorizzazione a procedere infatti si intende un “Atto con cui il Parlamento consente che vengano condotte azioni giudiziarie nei confronti di un deputato, un senatore, un ministro. Deve essere richiesta dal giudice e, finché non sia stata ottenuta, non possono essere disposte misure cautelari (obbligo di domicilio, arresti domiciliari, custodia in carcere), perquisizioni personali e domiciliari, intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni. In ogni caso, l’arresto e le perquisizioni sono possibili, anche prima di aver ottenuto l’autorizzazione che deve sempre essere richiesta, nel caso di flagranza dei reati più gravi.”

La storia non si scrive sui se. Ma una domanda sorge spontanea. Se Favi non avesse avocato l’inchiesta Why Not a De Magistris, cosa sarebbe successo?

Per la questione di un ricorso al Consiglio di Stato riguardo il concorso che fece diventare De Magistris un magistrato, sembra che su web non ci sia nulla. E se è uscita sui giornali la notizia o ai tg, dubito che non ci sia sul web.
Per quanto riguarda il carattere anarchico dell’ ex pm, suggerisco qui la mia idea. Un’infelice battuta, che ha scatenato forse il putiferio.

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