Verso lo sciopero del 1 marzo

Pubblicato: 16 gennaio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

“20 Marzo. Ore 00.01. È il caos, anzi la paralisi. I cantieri edili si fermano di colpo. Chiudono le fabbriche. Si raffreddano i forni a ciclo continuo nelle aziende di ceramica. Vuoti i mercati ortofrutticoli. Chiusi ristoranti, alberghi e pizzeria. Tra le famiglie si scatena il panico: scompaiono colf, badanti e babysitter. È il boom dei ricoveri di anziani e disabili negli ospedali. La sanità è in tilt. Si fermano campionati di calcio, basket e pallavolo. Molte parrocchie restano senza preti.”.

Tranquilli, non è la previsione di ciò che avverrà nel 2012, quando qualcuno continua a credere seguendo ragionamenti dettati dai Maya, che il mondo finirà. Non è nemmeno la descrizione dell’attuale Italia, che fortunatamente giace in uno stato leggermente migliore. È solo uno stralcio di “Blacks Out -Un giorno senza immigrati”. Un fantastico racconto su quello che potrebbe avvenire se di colpo ci destassimo dal sonno e non trovassimo più gli immigrati. La Lega, senza dubbio, ne sarebbe felice. Finalmente si corona un sogno durato decadi quasi. Bossi lascerebbe i fucili; Borghezio chiuderebbe in cantina i suoi vari disinfettanti; Gentilini la finirebbe con le sue bombe sui barconi degli immigrati, non che le abbia mai lanciate si intende; Cota si abbandonerebbe a qualche altro pensiero di chiara matrice cartesiana/illuminata.

Insomma, forse, solo la Lega catto-fascista avrebbe da guadagnarci. L’Italia tutta, ne perderebbe un sacco. Si consideri solo un dato. “Gli immigrati producono il 9,7% del nostro Pil, pari a 122 miliardi.” Cifretta da poco, se consideriamo che se gli immigrati non lavorassero, lo Stato perderebbe 6 miliardi di contributi. Un momento. Questo dato si riferisce a stranieri regolari. E quelli irregolari, che lavorano ugualmente senza avere un contratto, schiavizzati e sottopagati, costretti a vivere in luohi meno dignitosi di una catapecchia? Insomma, 4 milioni di residenti sul suolo italiano in meno; meno servizi, meno introiti, più crisi. La quale sommata a quella che già è presente, renderebbe lo Stato ancora più indebitato e in crisi di quanto già Craxi non avesse fatto.

Lo scenario che si preannuncia e che si intravede in lontananza per la questione degli immigrati, è a dir poco tragico. Perchè, in effetti, all’immigrato si pensa come colui il quale non è bianco, non è italiano, è uno stupratore, un violento, un ribelle. Non come un uomo come altri – ma già qui il leghista doc non sarebbe daccordo- il quale manda avanti l’Italia nel suo piccolo, così come fa un lavoratore italiano. Sempre nell’ottica dei dati statistici, contenuti ne “Il Fatto”, si stima che il lavoro degli immigrati incida dell’ 8% sulle prestazioni dell’Inps. Traduzione: chi ha diritto alla pensione, a findi legati alla mobilità, deve dire grazie anche agli immigrati. Tutti i leghisti anziani, dunque, rinuncerebbero all’ 8% della loro pensione per cacciare gli immigrati? La domanda sè, contiente già la risposta.

E allora, sentire parlare di una manifestazione del 1 marzo, in cui tutti gli immigrati si fermeranno per una giornata, non è poi errato. Non è nemmeno discutibile come scelta. È un’ottima iniziativa, partita naturalmente dal basso, cioè dalla Rete, affinchè ci sia meno politica possibile in mezzo. Ma siccome non dipende tutto dalla politica, ma qualcosa dipende anche dai sindacati, questi ultimi, come forse si era immaginato, si sono messi di traverso. Decisamente in disaccordo per lo sciopero, optano per un qualcosa di soft, quella che chiamano la “Primavera antirazzista”, una campagna tesa alla sensibilizzazione degli italiani alle problematiche dell’integrazione. Ma non si potrebbe iniziare questa grande campagna con uno sciopero. Perchè sarebbe un colpo basso all’Italia, forse. Ma allo stesso tempo farebbe comprendere la necessità del lavoro dell’immigrato. Come fonte di sostentamento per tutti.

E allora, aspettando, ma allo stesso tempo essendo critico, che questo nuovo movimento per il primo marzo nasca qualcosa che sia simile al popolo viola e fortemente diverso da quello giallo, propongo di aderire allo sciopero. Affinchè, chi creda in loro e nel loro grande ruolo, non li abbandoni proprio nel momento principe della loro protesta.

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