Consiglio all’Italia

Pubblicato: 17 gennaio 2010 in "Il Giornale" della concordia

Personalmente, credo che, Edomdo de Amicis, si stia rivoltando nella tomba.
“Il suo libro Cuore è la somma degli imbrogli inflitti agli scolari di varie generazioni.” Una “idiozia bellica, di una ridondanza stomachevole”.
Di chi sono queste belle citazioni? Dell’editoriale di Vittorio Feltri del Giornale odierno. E la premessa e il riferimento a De Amicis, perchè? La giustificazione ad una sentenza quantomeno strana ad un padre, costretto a mantenere la figlia trentaduenne agli studi univristari.
Feltri, illuminato da un non so che di divino, mette sullo stesso piano la scuola dell’obbligo dei ragazzi presentati nel libro Cuore, e l’università della ragazza. Come se le due cose avessero un peso uguale.

Da un lato vi è una scuola chiamata dell’obbligo, la quale non è facoltativa, proprio per dare una istruzione minima ai giovani che si avvicinano pian piano alla società. Dall’altro una scuola per pochi. Ma Feltri non è daccordo. Infatti nell’editoriale scrive: “Il nonnismo, morto nelle caserme, resiste nelle famiglie: non ci limitiamo ad imporre ai più giovani ciò che a noi non andava a genio; glielo imponiamo con la sadica pretesa che considerino un privilegio essere reclusi in un’aula dalle otto alle tredici”. Fermiamoci un momento. Allora, qui si parla di “reclusione”, di “sadica pretesa”, di “nonnismo”, di “considerare privilegio” qualcosa che non è.

Cioè, qui stiamo parlando di carcere. Noi adulti o genitori imponiamo con sadismo di andare a scuola, affinchè possano imparare a leggere e a scrivere, fare qualche banale operazione e conoscere un pò di storia. Diamo ai più giovani un privilegio che faremmo bene a non concedere. Meglio invece insegnare ai ragazzini a rubare, ad andare contro la legge. A farli andare in campagna. Ad insegnar loro solo lavori artigianali, che non richiedano la necessaria condizione di conoscere argomenti studiati e presentati nella scuola dell’obbligo. Poi “ci siamo invenati la retorica della scuola”, presentando la loro età come il periodo più bello. Inutile dire ai ragazzi che sono stati imbrogliati.

Scegliessero a 6 anni cosa fare. Non desiderano andare a scuola? Perchè costringerli allora. Non riescono a svolgere un’espressione? Perchè mandarli a ripetizione. Non riescono a comprendere le dinamiche della seconda guerra mondiale? Pazienza, le impareranno dopo. E quando magari verrano a dir loro che Hitler era un buon uomo, scenderanno dalle nuvole e prendereanno per vero quanto detto. Immaginiamo poi lo leggano dal quotidiano-tifoseria-feltriana: allora si che sarà vero.
Però, si apre nella mia mente, un bello scenario. Se Feltri non fosse andato a scuola, cosa sarebbe adesso? Sempre un fedele servo del padron Silvio? Forse si, solo che non farebbe il direttore di un giornale. Anzi, a rigor di logica, qualsiasi cosa richiedesse un minimo di preparazione, non ci sarebbe. Perchè se la scuola dell’obbligo fosse snobbata dalla giovane età, che ne sarebbe dell’università? Nulla. E allora, magari, ci ritroveremmo a in età adulta a rilfettere sulla nostra pochezza intellettuale, ad elemosinare insegnamenti.

Non si capisce, causa intelletto non adatto a certi ragionamenti, in giovane età, cosa comprterebbe lasciare la scuola. Cosa comporterebbe smettere di frequentare taluni ambienti, particolari persone, conoscere determinate materia, discutere di problematiche che altrove, magari, non si trattano. Ma, sempre nell’editoriale, viene decisamente meno il ruolo dei genitori. Loro non avrebbero alcun potere sui figli. Finanzierebbero la loro vita, ma non si preoccuperebbero di doveri loro assegnati: cercare la felicità dei propri figli, anche mandanoli a scuola.

Insomma, l’Italia davvero è in uno stato pericolo. Serviva un’editoriale di Feltri ad infliggere un ulteriore colpo alla scuola itliana. Non bastavano, infatti, le decisioni della Gelmini, serviva qualcos’altro. E così, Feltri abbozza la sua soluzione, ricordando sempre l’oramai distrutto De Amicis: “Ma se per rifondare la scuola si ricomincia da De Amicis, cioè della retorica più vieta, edificheremo la scuola nuova esattamente uguale a quella che abbiamo: decadente e putrida, un ammortizzatore sociale che soccorre tutti, tranne i ragazzi”.

Dunque, mentre il feltriano doc si preoccupa di Di Pietro, degli insoliti rapporti fra qualcuno del pool di Mani Pulite, io lancio l’ennesimo consiglio all’Italia. Visto che fra poco il diario di Anna Frank sarà bandito, causa presenza scene hard, eliminiamo anche il libro di De Amicis; affidiamo il ministero dell’istruzione a Feltri e lasciamo i ragazzini di 7 anni decidere tutto con la loro testa.

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