La domanda di Bruno Tinti

Pubblicato: 21 gennaio 2010 in Attualità

È quasi fatta. Il processo breve è quasi legge. Dopo essere passato al Senato, ci si agginge a discutere questa riforma dell’ordinamento giudiziario anche alla Camera.

Una probabile futura “legge dello Stato”, anche, se guardacaso, con l’opportuna postilla poco conosciuta, salverà il nostro premier. La riforma prevede infatti una durata massima per i processi a seconda che il reato commesso preveda una pena inferiore o superiore a dieci anni di reclusione. Riforma che si non si applica ai procedimenti in corso, eccezione fatta per reati commessi prima del 2 maggio 2006 (indulto votato bipartisan) con sentenza di primo grado non “data” . E tra questi, naturalmente, ci sono anche i due del premier. Quello realtivo al caso Mills e quello ai diritti Mediaset.

Nei precedenti post si era riflettuto sulla necessità di riformare la giustizia, rendendo ragionevole la durata del processo. L’Italia infatti, al contrario di quanto dicano in tantissimi, è il Paese più garantista che ci sia. Primo grado, appello, Cassazione. Più udienza preliminare. Insomma, andrebbe via parecchio tempo. Ben oltre i 6 anni e mezzo. Secondo altri “calcoli empirici” del ministro Alfano un processo, in media, dura 8 anni. E allora, a questo venga da chiedersi a cosa serve il processo breve, se per raggiungere una sentenza definitiva ci si impiega otto anni. Ma, come affermò Belpietro, i magistrati “lavorano solo quattro ore al giorno”. Questo è il vero problema della giustizia italiana. Il fatto che chi dovrebbe amministrarla è uno scansafatiche. Passa, infatti, in secondo luogo la necessità di informatizzare il sistema, di obbligare, mediante regolare contratto, personale del tribunale a rimanere per più tempo. Perchè, se è vero che i magistrati lavorano 4 ore al giorno, è pur vero che si portano del lavoro a casa. Perchè poi si chiudono le porte. E non si può più lavorare. E allora, invece di addebitare la colpa della giustizia italiana ai cattivi investimenti, come al solito, da buona applicazione del Pianno di Rinascita, si attaccano i magistrati.

Ma il nostro premier ci illumina, spiegandoci i motivi per i quali il processo breve è una buona e giusta riforma. Da un lato “l’Europa che ci chiede tempi certi nei processi” e dall’altro “la Costituzione che ci dice che i processi devono avere tempiragionevoli”.
Per quanto riguarda la questione Europa, non si può eccepire nulla. Ma, preme una precisazione. Se l’Europa chiede qualcosa che, da un punto di vista giuridico è favorevole al nostro premier, allora va bene. Altrimenti è da criticare, da attaccare anche con un linguaggio forbito.
Per quanto riguarda la Costituzione, quella che vorrebbero cambiare, ma che adesso va bene, essa afferma, in una parte dell’articolo 111: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.” Cioè, va bene che il processo deve durare un tempo relativamente breve, ma per assicurare tale tempo, è necessario estinguere il processo? Questa la domanda che si pone Bruno Tinti. Il quale continua: “Insomma, se ce la facciamo entro i termini previsti, bene; se no, al diavolo l’accertamento del reato, della responsabilità dell’imputato, del diritto al risarcimento delle parti offese, dell’interesse dello Stato alla punizione dei colpevoli; processo ammazzato e via: così dice la Costituzione.”

Sperando che un provvedimento del genere trovi un’opposizione più forte alla Camera e sperando che Fini non sia come Schifani, se passasse la riforma, ci avvicineremmo ancora di più al punto di non ritorno.

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commenti
  1. Mino Degi ha detto:

    Ormai possiamo togliere dalle aule dei Tribunali la scitta :”la legge e’ uguale per tutti” e sostituirla con: ” la legge e’ uguale per tutti tranne che per i potenti di turno “: L’italia ha preso proprio una brutta piega !!! Che DIO aiuti i magistrati e tutti gli italiani onesti !!!

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