Quando Feltri non scrive il suo editoriale…

Pubblicato: 25 gennaio 2010 in "Il Giornale" della concordia

Come non comprare il quotidiano di Feltri dopo la schiacciante vittoria di S&L di Vendola sul Pd di Boccia e dopo l’ennesima proposta Brunetta di dare una “pensione” ai “bamboccioni”?
Solo che questa volta il giornale feltriano è differente. L’editoriale non è del direttore indagato. Ma ce ne è uno di tale Del Debbio e un articolo del codirettore Sallusti.

La motivazione potrebbe essere che, dopo l’editoriale di ieri, Feltri abbia ceduto il passo al riposo. Infatti ieri paventava e invitava i sostenitori del premier ad una manifestazione. Infati il direttore addita la piazza come “ultima spiaggia” e afferma che “dobbiamo far rispettare il voto di molti italiani”, i quali hanno votato l’attuale premier. Dopo la semina ci si fa da parte per ottenere il raccolto. In questo modo il giorniale feltriano ha dato prova di essere una vera e propria tifoseria. Ma non c’era bisogno di questa illuminante prova. Sapevamo già della manifestazione del SiB-day, il giorno stesso del NoB-day, tanto per cambiare. Poi fu spostata a data da destinarsi perchè il 5 dicembre era altamente pericoloso farla, a meno di ottenere violenze che avrebbero messo poi in cattiva luce un’iniziativa popolare degna di lode. Non dai berlusconiani, si intende.

E allora, mentre Feltri si occupa di Cassano, sicuramente più importante dei guai dell’Italia, intervengoo i suoi. Del Debbio il quale si impelega nel paragonare la manifestazione del 1980 contro il sindacato ad un’eventtuale manifestazione del 2010 per “far rispettare il voto degli italiani contro l’attacco della magistraturaa Berlusconi”. Infatti “c’è lo stesso carico di indiganzione”. Nel 1980 il sindacato impediva ai lavoratori di entrare, anche in maniera violenta. Adesso la magistratura che esprime un suo parere (sono sempre cittadini, avranno il diritto di dire quello che vogliono? O anche la libertà di espressione sarà fra poco censurata?) si oppone decisa a quello che in Parlamento fanno. Allora, secondo Del Debbio, la situazione è analoga. Da un lato i lavoratori sfilati poi in un corteo silenzioso. Dall’altro un popolo (la maggioranza degli italiani secondo il centrodestra, palesemente falso, visto che il governo non ha avuto il 50+1 per cento dei voti) il quale scende in piazza per gridare contro la magistratura. Popolo che “pretende che sia data la possibilità a Berlusconi di governare per il tempo del mandato che ha ricevuto dagli italiani stessi”. Insomma, la questione è chiara. Berlusconi è stato eletto? Allora deve governare fino a quando non termina i suoi cinque anni o fino a quando il governo non cade. Se poi è coinvolto in processi, scandali legati a sesso e cocaina, strane telefonate e rapporti ambigui con il mondo dell’editoria (vedi caso Signorini, direttore di “Chi”), pazienza. Si faccia “una leggina ad personam”, e la si finisce.
Perchè, alla fine, si rischia di arrivare a quello che il Capo dello Stato ha definito come accanimento giudiziario, processo non equo. Di chi parliamo qui? Naturalmente di Craxi, altro esempio da seguire per la guida la nostro Paese. Perchè, alla fine di tutto, “la volontà non è più quella di celebrare processi ma quella di celebrare una liturgia fiunebre (politica) del Cavaliere”.

Dunque, ricapitolando. Sentenza della Corte che condanna la Fininvest a pagare 750 milioni di euro a De Benedetti. Il Pdl vuole indire una manifestazione per ribellarsi alla sentenza sfavorevole della magistratura. Ma niente. Il 5 dicembre al NoB-day. Poi si cerca di organizzare, mediante un tizio del Pdl, il Sib-Day lo stesso giorno dell’altra manifestazione. La Prefettura sconsiglia caldamente di fare una cosa del genere e tutto viene rinviato. Poi, dopo Tartaglia, si paventa ancora questa iniziativa, ma senza riscontro. E alla fine interviene Feltri nei suoi articoli, in una sorta di climax che torva l’apice ieri. E oggi con l’eco di Del Debbio.

Se Del Debbio si occupa di ripetere la questione di Feltri, Sallusti si occupa della questione primarie in Puglia. Torna a ripetere che il Pd non è un partito, perchè raccoglie in sè qualche frangia che da fastidio: una segreteria che”si sforza di essere moderata e riformista ma che in relatà è ostaggio della minoranza interna e dell’alleato DI Pietro.”. Bisognerebbe capire, adesso, perchè, Di Pietro è causa del problema del Pd. Appartiene forse al Pd l’ex magistrato? Mi sa, che sulla carta, no. Ma nemmeno nella realtà. E basta vedere quante volte ha attaccato con estrema schiettezza i leader del Pd. Ma l’ex pm è la causa di tutti i mali. Sempre e comunque.
E alla fine Sallusti ci degna di una previsione degna di un luminare. “Politicamente parlando, Vendola è un morto che cammina”. Staremo a vedere.

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