Se Bertolaso è nel fango, l’Italia ne deve uscire: deve sapere

Pubblicato: 15 febbraio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

In un precedente post avevo riflettuto sulla possibilità di considerare Bertolaso e Berlusconi come due simili, evidenziandone palesi somiglianze. C’è però una differenza che andrebbe sottolineata. Ad una provocazione di Scalfari, fondatore di Repubblica, Bertolaso ha riposto domanda per domanda, esprimendo il suo punto di vista, al contrario del premier, il cui atteggiamento è stato nettamente differente. Prima una querela a Repubblica per le famose dieci domande su Noemi Letizia, poi la risposta alle stesse mediante il libro di Vespa, “Donne di cuori”.
Nell’editoriale di oggi, infatti, Scalfari attribuisce questo merito al sottosegretario, ribattendo alle risposte di Bertolaso stesso.

Anzitutto la questione della privatizzazione della Protezione Civile. Il decreto che è già passato al Senato potrebbe essere radicalmente modificato per via dei secchi “no” che si riscontrano in Parlamento. Infatti, ieri, verso le ore 14, sul sito web dell’Ansa viene fuori l’incredibile e repentina virata di opinioni del sottosegretario Letta, il quale non è daccordo con il decreto che trasforma la Protezione Civile in una Spa. Adesso, “S.p.A.” sta per Società per Azioni, “dotata di personalità giuridica e con autonomia patrimoniale perfetta (wikipedia)”; ossia una società che a tutti gli effetti è privata. Le verranno si forniti gli appalti dalla Presidenza del COnsiglio, anche quelli relativi ai grandi eventi (rivoluzionando così il motivo di nascita della Protezione Civile), ma rimarrà sempre privata, in grado cioè di fornire a terzi appalti e progetti liberamente, avvalendosi della propria libertà di decidere a chi rivolgersi, senza avere obblighi dati dal governo. Quando si gestì il terremoto de L’Aquila, infatti, ci furono ordinanze ben precise del Presidente del Consiglio dei Ministri che indicava come agire, come questa nella quale è lasciata una libertà limitata a Bertolaso di redigere contratti con chi volesse.

Alla luce di ciò, che senso hanno queste parole (pronunciate da Bertolaso stesso): “il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni, la quale viceversa, con personale capace e preparato, continuerà nella sua missione. La Spa è uno strumento tecnico in più, che, con l’esperienza acquisita nelle emergenze, non ultima quella aquilana, rimette nella mani del “Pubblico” competenze da “general contractor” che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni” ? Due sono le ipotesi. O noi non capiamo l’italiano, e quindi, quando nei tg sentiamo di “Protezione Civile Spa” non ci rendiamo conto di essere ignoranti, o come al solito qualcuno si è devertito a prenderci in giro, confidando nella nostra buona fede. A questo proposito Scalfari ha una sua chiara idea. “La Protezione Spa non è soltanto uno strumento tecnico posto al di fuori della Pubblica Amministrazione. Tra l’altro il decreto in discussione contiene una norma che vi sottrae da qualunque intervento della magistratura, con valenza addirittura retroattiva. Nessun controllo preventivo della Corte dei Conti e della giustizia amministrativa.” Cioè, se fosse solo una Spa non beneficierebbe di tali “aiuti”. Così se fosse solo pubblica non si chiamerebbe Spa. Insomma, ad oggi, ancora non si è ben compreso che progetti si hanno riguardo la nostra Protezione Civile. Si sa per certo che, secondo i molti politici competenti in materia, è molto invidiata.

Si potrebbe continuare a discutere della questione, ma urge un’altra precisazione. Bertolaso, vittima come molti, del solito processo mediatico, afferma continuamente, anche grazie all’eco del suo avvocato, di non conoscere tale Monica (ragazza citata in un post precedente). Allora occore dire che Bonini, giornalista di Republica, si è inventato tutto. O meglio ha pubblicato qualcosa di inventato: “un’informativa della sezione anticrimine di Firenze del Ros dei carabinieri che porta la data del 21 febbraio 2009, allegata alle oltre 20 mila pagine che accompagnano l’ordinanza, documenta cosa è accaduto la sera del 14 dicembre 2008, una domenica.” E cioè, che tale Rossetti, proprietario del centro massaggi in questione, si è sentito più volte con Bertolaso per organizzargli la serata con tale Monica, brasiliana, “fornita” da Regina Profeta, nota ad Arbore. Lo stesso Rossetti che teneva informato l’ansioso Anemone, circa il risultato della serata.

Se Bertolaso è nel fango, l’Italia ne deve uscire: deve sapere.

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