Per non dimenticare.

Pubblicato: 17 febbraio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Sono passati esattamente diciottoanni da quel fatidico 17 febbraio del 1992. Il fatidico giorno in cui Mario Chiesa fu arrestato. Il fatidico giorno in cui Tangentopoli iniziava la sua parabola discendente, che, probabilmente non si è mai conclusa. Il fatidico giorno dove iniziavano a venire a galla quantità abnormi di denaro, tese ad “oliare” determinati meccanismi, tutt’altro che legali: appalti e forniture a suon di mazzette e raccomandazioni da parte di chi contava nella cara vecchia Prima Repubblica: deputati, ex presidenti del Consigio, ministri, imprenditori.
Ce ne erano di tutti i tipi. Bastava solo cercare la categoria che si voleva e il gioco era fatto. Un gioco molto pericoloso che trovava però un appoggio del Parlamento, di quella parte politca non del tutto marcia, incredula forse a quello che stava avvenendo davanti ai propri occhi.

Paradossalmente, diciotto anni dopo, proprio per onorare la teoria di Vico dei “corsi e ricorsi storici”, siamo punto e a capo. Perchè di nuovo sono venute fuori tangenti, appalti manipolati, pagati a suon di mazzette e di prestazioni sessuali. Ma al centro c’è sempre la stessa categoria di gente: imprenditori e deputati e forse ministri. Ci manca un ex Presidente del Consiglio e poi siamo al completo. Simmetria quasi perfetta.
Perchè oggi vengono nomi di un Presidente emerito della Corte dei Conti e uno della Corte Costituzonale, entrambi immischiati in loschi affari con gli imprenditori legati agli scandali. I quali, naturalmente, si dichiarano innocenti anche davanti ad oggettive intercettazioni su cui bisognerebbe riflettere, se non dal punto di vista penale, almeno da quello morale.

Una simmetria che ancora non è perfetta per altri due motivi. Forniti direttamente da due uomini che hanno lavorato direttamente a Mani Pulite. Due accusati da un lato di essere “toghe rosse”, dall’altro accusati di avere contatti con il mondo dello spionaggio americano. (Almeno in questo, perdonatemi, bisogna essere coerente. O uno o l’altro.).
Forse qualcuno li ricorda, qualcun altro ne ha sentito parlare, qualcun altro non li ha mai sentiti nominare perchè forse crede in una strana politica. Ma, a scanso di equivoci, essi sono Francesco Greco e Gerardo D’Ambrosio. Entrambi, come detto sopra, furono impegnati nella lotta alla corruzione durante Mani Pulite, entrambi criticati e attaccati come avviene in questo “sultanato”, per dirla come direbbe Bocca.

Greco evidenziava, in una famosa intervista, la differenza tra la prima e la seconda repubblica. Nella prima c’erano i “pirati”. Nella seconda ci sono i “corsari”. La differenza è che i secondi hanno la patente di guida. Cioè i secondi sono pià subdoli, più meschini, più preparati al rischio, alla sconfitta, mettendo in tavola una posta in gioco particolarmente alta, differente dalla prima. Coloro i quali sono indagati oggi sono proprio i corsari. Hanno sfruttato il terremoto de L’Aquila per guadagnarci soldi. Per farsi un bel sorriso su tutti i defunti colpiti dal sisma e dalla mala gestione delle regole. Sono coloro ai quali non basta più una mazzetta. Amano prestazioni sessuali, macchine, ristrutturazione di appartamenti. Cioè si sono evoluti. Sono cresciuti adattandosi alla società attuale, spalleggiata da una politica che non ha aiutato per nulla. Anz per certi versi ha danneggiato ed eliminato gli anticorpi a questa corruzione. L’ha detto chiaramente la Corte dei Conti: la politica tutta (destra e sinistra eh) ha collaborato per sottolineare i problemi legati all corruzione. Non li ha risolti o non ha combattuto con tutte le armi in suo possesso.

DAmbrosio evidenzia invece una differenza, che, ahimè, è obiettivamente vera: manca l’indignazione. Se Mani Pulite è iniziata diciotto anni fa è perchè si era creata una grande bolla, che riempiendosi sempre più d’aria, alla fine è esplosa. Dando vita al famoso effetto domino. Oggi purtroppo manca questa indignazione. Manca gente che si informa, che protesta, che si impegna, che semplicemente è degna di essere definita “cittadino italiano”. Mancano persone volenterose di abbattere questo soporco sistema basato sul paradigma che chi va avanti è colui che ama e privilegia l’illegalità. Talvolta, però, la mancanza d’indiganzione è dovuta anche al fatto che non si sente la politica come qualcosa di proprio, perchè, osservando a malapena quello che succede ci si rende subito conto dei danni che questa pubblica amministrazione fa. Si finisce allora in un paradossale circolo vizioso, capace di far assopire molti.

Tutto questo per esplicare tre semplici ma non banali parole: “Per non dimenticare”. Perchè un brutto vizio dell’italiano medio è la memoria corta. Che ogni tanto deve essere rinfrescata.

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