Ma questa è un’altra storia

Pubblicato: 28 febbraio 2010 in "Il Giornale" della concordia

È diventata oramai un’abitudine acquistare il quotidiano di Feltri all’indomani di una manifestazione contro il premier e la politica tutta. Mi ero comportato allo stesso modo all’indomani del 5 dicembre e l’ho rifatto oggi.
Se poi l’editoriale di Feltri non è sulla manifestazione, quasi poco importa. Ci sono fidi colalboratori pronti ad “assurgere” al compito di esprimere opinioni sul “popolo viola”, che raccontano i fatti a modo proprio descrivendo l’onda popolare come qualcosa di inutile.

Precedentemente avevo presentato cinque qualità di Feltri, tra cui compariva anche la facoltà di prevedere il futuro. La quale trova oggi la sua più vera espressione. Quasi con tono divertito, Feltri avvisa il lettore di aver previsto gli squilibri interni al Pdl a causa del “compagno” Fini che proprio non ne vuole sapere di essere daccordo con il leader Berlusconi. I due infatti su molto non riescono a trovare un compromesso. Dalla legge sulla par condicio al federalismo all’immigrazione. Infatti Feltri preannuncia una rottura nel prossimo venturo dovuta a questa grande divergenza di opinioni. Ma se questo è obiettivamente vero, lo scenario presentato dal fido direttore è quasi terroristico. Infatti parla di “militari”, in quanto Fini possiede un maggior numero di tessere (ex finiani confluiti nel Pdl). E si capisce questa ricostruzione dell’attacco terroristico anche dai titoli dei pezzi sull’argomento di altri illustri giornalisti: si parla di “governo ombra”, di “rubare il Pdl al Cavaliere”. Si evince quindi un piano quasi sovversivo guidato dal comunistello Fini che si è dimenticato delle sue origini fasciste, o forse semplicemente intende applicare la Costituzione, che badate bene, secondo le parole del direttore è “superata e intoccabile, adorata in forma maniacale dalla sinistra da antiquariato” in accordo con le parole del capo Berlusconi che l’ha definita “sovietica“.

Ma, come detto precendentemente, non sono di Feltri le opinioni sulla giornata a Piazza del Popolo di ieri. Sono di Salvatore Tramontano, che come all’indomani del 5 dicembre definisce simpaticamente quelli del “popolo viola” come “estremisti internettani”. E qui c’è da registrare un’evoluzione: il 6 dicembre i “viola” furono chiamati “gli amici di Saptuzza”, che nel gergo berlusconiano non significa “eroi”.
Una manifestazione particolare quella di ieri. Primo per il numero, secondo per le adesioni.
Perchè non ha raccolto lo stesso numero di persone del NoB-day a causa di una mancata organizzazione capillare dei pullman italiani provenienti dalle varie regioni e a causa dell’eccessivo costo del biglietto per recarsi a Roma, non diponendo magari nemmeno di un posto per dormire la notte, riducendo tutto il viaggio ad una sola giornata. Ma Tramontano questo non lo sa.
La seconda questione è legata alle adesioni. Si era verificato il 5 dicembre che il buon Bersani non partecipò alla manifestazione, spaventato forse dalla protesta di piazza. Succede invece che ieri il Pd, con Bindi e Marino, scende in piazza per appoggiare tutti coloro sono stanchi di questo “sultanato” (Bocca), incoraggiando un’alternativa, che a detta di Bindi, prima non sussisteva. Alla manifestazione partecipa il solito Di Pietro, che diversamente dall’altra volta, non ha sborsato mezzo centesimo per l’allestimento del palco. Il denaro necessario è stato raccolto online.
La manifestazione di ieri si configura come qualcosa di differente rispetto a quella di dicembre, in quanto raccoglie, da un lato l’evidente indignazione verso una classe politica oramai allo sfascio, che non consente il ricambio generazionale o lo consente in maniera discutibile (esempio per tutti, da un lato l’igienista dentale di Berlusconi Minetti, sedicente laureta, ex showgirl; dall’altro sempre Formigoni che occupa oramai sempre la stessa scena lombarda, ma che ammira il Papa quando afferma che occorre un ricambio generazionale); dall’altro raccoglie l’espilicito appoggio di un numero maggiore di pariti.
Tramontano poi, fa notare al lettore come si evinca nella manifestazione di ieri, una “sublimazione del vecchio”. “La bestemmia di chiamarsi popolo, quando invece sono soltanto un  manipolo di gente che ha l’arroganza di mostrarsi come la volontà del Paese” che Tramontano definisce vecchia, è un caso atipico. Da poco nato, questo popolo viola riscuote parecchio successo. Ma il giornalista che poco conosce la Rete, che come si evince dal suo pezzo, quasi non le affida importanza alcuna, non si rende conto che la classe politica che governa il Paese è vecchia della Prima Repubblica, presentando sempre “i soliti noti”. Quindi, se proprio dobbiamo parlare di vecchio, farebbe meglio a guardare la politica italiana. E non si tratta nemmeno di idee vecchie, degli anni sessantottini. Ma sono un segno di risveglio, di presa di coscienza di una minoranza di popolo che così non si può andare avanti. Perhè diecimila persone, non sono poi così poche. Saranno diecimila scoppiati? Forse.

Fatto sta, che dall’altra parte proprio non si vede l’ombra di un SiB-Day, anche con l’intercessione del Predellino o di qualche parlamentare. Segno che forse qualche giovane berlusconiano doc è soddisfatto del governo e contento di questa opposizione “viola”, o forse non riesce a raccogliere quelle poche forze che ha per ribellarasi a queste manifestazioni.

Ma questa è un’altra storia.

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