Prima le leggi “ad personam”, ora quelle “ad filios”

Pubblicato: 6 marzo 2010 in Attualità, Riflessioni personali

“Guardi, credo che un partito esista se riesce a presentare delle liste. E’ l’Abc. Altrimenti è come se uno volesse aprire un bar senza saper fare i cappuccini”. Così Gianfranco Rotondi ad una domanda di Luca Telese su “Il Fatto” di oggi.

Gianfranco Rotondi, ex Udc, è il Ministro di Attuazione del Programma nell’attuale governo Berlusconi. Uno che a suo stesso dire ha contribuito a fondare quello che oggi definiamo il Pdl, lo stesso partito che è al centro delle moderne bufere legate alla questione della non presentazione delle liste elettorali, seguendo il regolamento previsto dalla legge.
Un ministro così critico davvero non si era mai fatto sentire nei riguardi del maggior partito di governo. Se si pensa che poi Rotondi non è condannato/indagato in alcuna vicenda giudiziaria, allora la cosa è davvero strana.
Un Rotondi decisamente infastidito e amareggiato per il pasticcio combinato dagli uomini del Pdl.
Un Rotondi nostalgico, che ricorda con piacere gli eventi della lontana Dc, spiegando e motivando che quelli davvero erano altri tempi: “le liste venivano chiuse con un rituale liturgico”.

Lo stesso rituale che viene più o meno applicato adesso, si penserà. In effetti è così. La legge per la presentazione delle liste non è che sia cambiata di molto negli ultimi anni. È solo aumentata l’incapacità di taluni elementi che proprio il loro mestiere non lo sanno fare. O almeno, lo sanno fare in parte.
Però, quando i figli sbagliano, c’è sempre il padre che riesce a provvedere all’errore. Questo si che è un partito dell’amore. Dell’amore familiare.
Infatti, il Gran Consiglio dei minstri si è riunito nel suo massimo splendore per fare un’altra legge ad personam. Ops, ad filios. Una legge che nonostante qualche attrito iniziale “perché non si trovava la quadra tra An e la Lega (protagonisti della discussioneLa Russa e Maroni)(Il Fatto)” ha avuto il suo regolare decorso. Cioè, è stata stilata. Ed ora è legge grazie alla firma del Capo dello Stato.

Quando Bocca allora parla di “ditatura morbida”, forse non ha tutti i torti. Alla luce di quello che è successo è lecito modificare le carte in tavole a gioco iniziato. E questo atteggiamento, spiace dirlo, ma è sinonimo di regime.
Ma si capisce, loro sono semplicemente innocenti figli. Non sia mai che il padre non intervenga, appoggiato magari, da qualcuno più anziano.

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