La prova della dittatura

Pubblicato: 11 marzo 2010 in Riflessioni personali

A riprova che la democrazia è davvero terminata e che una nuova era è appena iniziata, c’è l’episodio che ieri ha segnato la conferenza stampa nel Lazio per presentare il candidato regionale Polverini, protagonista, del “pasticcio” delle liste.

Certo, uno che non conosce cosa sia accaduto potrebbe pensare che il premier abbia inveito come il suo solito contro qualche fazioso giornalista, reo di aver posto domande particolarmente scomode, non riconducibili a ben determinati schemi mentali. Così infatti è avvenuto. Anche cercando di mantenere un certo ordine gli è sfuggito qualcosa. Un giornalista freelance, accreditatosi non si sa bene come, avendo superato l’invicibile servizio di sicurezza che ha dato prova del suo splendore nella tristemente famosa manifestazione di dicembre (quando il premier ricevette una miniatura del Duomo sul volto), ha cercato invano di porre quesiti.
E nonostante la temperanza del giornalista, nonostante il suo coraggio, c’è voluto l’intervento del Ministro della Difesa La Russa, che di fascismo, spiace dirlo, se ne intende. Eseguendo e facendo parte di una straordionaria evoluzione come descrive Colombo su “Il Fatto” di oggi: da spalla a guardaspalla. Infatti il Ministro, accusato di essere un picchiatore fascista, emblema delle camicie nere, ha iniziato in maniera particolarmente violenta ad imprimere la sua volontà sul malcapitato, mentre il solito premier, dall’alto della sua democrazia, lo paragonava al solito elemento della sinistra, inviato, scrive Colombo, dai radicali per fare bagarre.
Così, mentre il servizio di sicurezza del premier era là a guardare, il buon Ignazio è subito intervenuto per sedare la rivolta, nostalgico forse dei bei tempi andati.
Quando poi tutto è terminato, naturalmente con l’allontanamento del tizio incriminato di faziosità, è tornata la calma.

Certo, fino a pochi giorni fa, sarebbe apparso strano vedere e notare un Ministro della Difesa trasformarsi in Ministro della Difesa Personale del Premier. Sarebbe stato abbastanza sconcio e sconcertante guardare un membro delle istituzioni alzare le mani su un giornalista, reo, poveretto, di aver fatto domande piccanti, disdicevoli al premier.
Ma adesso si sa. Le cose sono cambiate, la democrazia è solo un bel ricordo che però cerca di riaffiorare sempre, non trovando però valvole di sfogo abbastanza grandi da permettere che fuoriesca dirompente e ristabilisca l’ordine che prima c’era.

Ma sottolineo. “Prima” non significa qualche mesetto fa. Significa molti anni fa, quando forse la politica era davvero qualcosa di importante.

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