Consigli per gli acquisti

Pubblicato: 14 marzo 2010 in "Il Giornale" della concordia

Mentre Feltri esercita il ruolo di consigliere fidato del premier Berlusconi e Del Debbio commenta quasi divertito la manifestazione di ieri in piazza, Sallusti si lascia andare ai commenti sulla questione riguardante la Procura di Trani. Retorico ricordare che stiamo parlando di un pezzo del “quartier generale”, simpatica quanto veritiera definizione data da quelli de “Il Fatto”.

Così, mentre il giovane direttore chiude il suo pezzo con la prosaica frase “uomo avvisato, mezzo salvato”, mentre il buon Paolo Del Debbio, opinionista doc sulla rete Mediaset “Italia uno”, impone al lettore le riflessioni sulla sinistra scesa in piazza e sulle critiche dei “viola” a Napolitano, il co-direttore de “Il giornale”, tale Alessandro Sallusti, da buon giurista e conoscitore della legge quale è, inizia il suo personale commento alla “situazione che meno si chiarisce” al passare del tempo, riguardo gli ultimi presunti guai del Cavaliere.

Guai che, naturalmente non ci sono. Infatti, scrive Sallusti, “Non si capisce l’ipotesi di reato, e molto più probabilmente non è nessun reato.”. Ma come?! Non si parlava di concussione? Evidentemene no. Concussa magari è la stampa comunista del “mattinale delle Procure” che ha lanicato subito lo scoop. Infatti a “Il Giornale” non ne sanno nulla di questa fantomatica ipotesi di reato. O meglio, non lo sa forse Sallusti, in quanto, poi, ci si chiede “concussione per chi”, domanda che pare obiettivamente più corretta. Quindi, “reati nessuno. La folle inchiesta dimostra solo il regime dei giudici”. Insomma, la solita storia. La colpa è della magistratura cattiva, espressione delle “toghe rosse”, frase che non ho ancora sentito (ahimè, è strano).
Uno poi continua a leggere l’articolo e inizia a chiedersi di cosa si parli se c’è concussione in ballo. E non si trova granchè. Si sfoglia allora il quotidiano e si comprende di cosa stiamo parlando. Semplicemente di opinioni contrastanti. Infatti è riportato: “Nè editti nè censure, solo quattro chiamate per lamentare la parzialità ei talk show”. Quando si parla di “lamentare parzialità” bisogna stare attenti, eh. Il confine tra “lamentare” e “ordinare provvedimenti” è troppo labile. Se poi lo fa un capo del governo in uno Stato come l’Italia, dove in molti di venderebbero per far felice qualcuno, allora il limite diviene ancora più sottile. Sicuramente ricorderete Berlusconi e Saccà, la cui inchiesta è stata archiviata, in cui il nostro premier consigliava a Saccà a chi e come concedere un lavoro in Rai. Si parlava di giornalisti o professionisti? Naturalmente no. Erano altri gli standard di cui si discuteva al telefono. Anche quelle erano per così dire “lamentele”. E venivano dati dei consigli, Consigli che poi, guardacaso, hanno fatto aprire un’inchiesta. La quale, nonostante sia stata archiviata, ha permesso di delineare un quadro particolare.
Leggermente differente la questione adesso. Innocenzi, commissario AgCom (Agenzia delle Comunicazioni, enti terzi ed imparziali che dovrebbero vigilare sulle Comunicazioni) aveva colto le lamentele e i consigli sottesi di Berlusconi mettendosi in prima linea per presentare esposti a chi di dovere, o sollevare quel quantitativo necessario di polvere tale da causare poi che qualcun altro sollevasse opportune critiche alle trasmissioni in oggetto. Ma anche questa parte Sallusti non la conosce. Ma con Sallusti, per spirito di solidarietà, non la conosce tutta la redazione del “il Giornale”.
Poi uno continua a leggere il quotidiano  e si incuorisce per quante volte viene scritto che i politici sono intercettati. E allora, occorre fare chiarezza su questa cosa. I parlamentari non possono essere intercettati a causa di una legge. Ma se si scopre che un politico parla con un tizio che parlamentare non è, allora viene da chiedersi se è lecito conoscere, quando gli atti vengono depositati alle parti, ciò che si dicono. Così funziona adesso. Quindi non si creda quando si dice che sono intercettati i politici. Questa rappresenta quella che può essere definita “un’arma di distrazione di massa”.

Utima riflessione, che sfugge a Sallusti: Anche se si ipotizza una “fuga di notizie”, ai fini di una valutazione morale della questione, quanto incidono le intercettazioni? Retorico il mio pensiero.

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commenti
  1. Residence Lifts ha detto:

    This surely makes perfect sense

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