“Loro non molleranno mai”. Io neppure

Pubblicato: 17 marzo 2010 in Riflessioni personali

“Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”. Era Montanelli che parlava. Lo stesso Indro che ha fondato “Il Giornale”, il quotidiano diventato l’espressione del berlusconismo più bieco. E basta leggere gli articoli di giorno in giorno per comprendere che non si tratta di “giornalismo” ma di tifoseria.
Chi magari ha qualche anno più di me, se lo ricorda ancora Montanelli. Ricorderà la lotta feroce a suon di articoli e provocazioni sulla carta stampata indirizzate all’uomo che ormai, da quindici anni ininterrotti, guida l’Italia, imponeno leggi, decreti, comportamenti, sintomi di una voglia irrefrenabile di controllo. Dell’opinione pubblica da un lato, della legge dall’altro.

E poi c’è Biagi. Enzo Biagi. Il giornalista a cui fu amorevolmente assegnato un altro incarico, che di giornalismo non aveva nulla: la pensione anticipata. Colpevole di cosa Biagi? Dell’uso “criminoso”della televisione pubblica. Di Biagi non riesco proprio a dimenticare la sua più celebre trasmissione: “Il fatto”. Una trasmissione faziosa, pungente, incadescente quasi. Una trasmissione che metteva a nudo perversioni e atteggiamenti della classe politica e imprenditoriale italiana lodandone, anche, comportamenti consoni e degni di ammirazione. Certo, di questi ultimi ne sono capitati pochi, ma Biagi li ha raccontati.
Tra le interviste che non riesco a dimenticare, una in particolare: quella in cui il premier Berlusconi ammette di essere entrato in politica per scampare ai suoi problemi e per controllare la televisione. Le parole di Biagi, qui.

Sono quindi particolarmente nostalgico di taluni personaggi. Nostalgico di gente che riusciva a fare il proprio dovere, infischiandosene delle battutacce poco felici e poco eticamente accettabili di una carica istituzionale. Nostalgico di una parte di intellettuali “moderni”, capaci di essere sopra ogni sospetto, capaci di esercitare quasi in maniera pedissequa il dovere loro assegnatogli. Nostalgico di coraggiosi del calibro di Montanelli e Biagi, che oggi, avrebbero assieme criticato in maniera meno dolce e più schietta il “direttorissimo” Minzolini. Nostalgia a cui si accompagna una tristezza di fondo perpetuata da una certa categoria di comportamenti che trovano ragion d’essere nella società del terzo millennio, nell’Occidente modernizzato, in uno dei Paesi più ricchi del mondo.

Ma alla nostalgia e alla tristezza si aggiunge una buona dose di determinazione personale. Rivisitando Grillo, “Loro non molleranno mai (ma gli conviene?)”. Io neppure.

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