Conviene non andare a votare?

Pubblicato: 23 marzo 2010 in Riflessioni personali

Una volta, mi è capitato di ascoltare una frase che ancor oggi mi rimane impressa: “In realtà chi ha deciso di non votare ha già fatto la sua scelta”. Una frase pronunciata, da Erminia Gatti, candidata alle scorse Elezioni Europee con l’ Italia dei Valori.
Una semplice affermazione che rispecchia una banale logica matematica. Se uno ha deciso di astenersi dal voto, in realtà è come se avesse dato la sua “preferenza” a colui il quale vincerà quella competizione elettorale. La barzelletta, dunque, che, chi si astiene favorisce la sinistra, fa registrare la consapevolezza del premier che queste elezioni regionali sono davvero rischiose perchè potrebbero essere la riproposizione delle scorse, con la schiacciante vittoria del centrosinistra.

Fenomeno politico a parte, l’astensionismo dal voto, apre la strada ad alcune riflessioni.
Primo anzitutto, la mancanza di presa di responsabilità. Chi decide di non esprimere una preferenza, lascia che siano gli altri a farlo, scansando un diritto/dovere che gli viene imposto dalla Costituzione. Una mancanza di responsabiltà, chiaramente, implica una mancanza di inizitiva personale.
Il fatto di voler “cercare di cambiare” qualcosa, non impegnandosi in prima persona, risulta in primo luogo paradossale e poi irrazionale. Paradossale perchè sembra partire da un buon presupposto, obiettivamente accettabile, ma culmina con il nulla di fatto. Irrazionale perchè non è frutto di un’analisi causa-effetto, ma è in contrasto con il presupposto.
Non meno importante, una riflessione sulla coerenza.
Uno che ha deciso di non votare, non ha poi, successivamente, il diritto di esprimere una sua opinione sull’argomento.
Il motivo è banale. Quando chiamato in causa ha pensato bene di squagliarsela, di darsela a gambe, di lasciare che fossero gli altri ad esprimere il loro parere e, in qualche modo, a contare sulle loro idee piuttosto che sulle proprie.
Sarebbe abbastanza “seccante” (mi scuso per la crudezza) venire a sapere di uno che non vota il quale, serenamente, esprime giudizi sulla politica italiana. Ha deciso di non prendersi la responsabilità al momento richiestogli e non capisco perchè non debba continuare a non esprimere opinione successivamente.

Si presuppone che il motivo per cui non si vada a votare è dovuto ad una scarsa considerazione della politica e non a motivazioni di carattere pratico che impossibilitano di fatto il recarsi al seggio.

Detto ciò, conviene non andare a votare?

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