Speriamo bene

Pubblicato: 27 marzo 2010 in "Il Giornale" della concordia

Crescono di giorno in giorno i partiti in Italia. Eravamo giunti all’annuncio da parte del Presidente Berlusconi del partito dei giudici. Ieri invece si legge su “Il Giornale” che è nato un nuovo partito. Quello di Santoro.
“Il Giornale” si sa che, dall’acquisto della famiglia Berlusconi e dalla cacciata di Indro Montanelli, è divenuto una tifoseria di carta. Un’opera a mezzo stampa di protezione e appoggio al Presidente del Consiglio, cercando di applicare un metodo per lo più violento su tutti coloro i quali la pensano diversamente dal su citato uomo.
E così abbiamo assistito al linciaggio mediatico di Boffo, ex direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi, il quale aveva osato criticare la condotta morale di Berlusconi, che, come ben ricordiamo, è stato immischiato in affari loschi basati su sesso e droga. E per uno che, trionfante, annuncia i valori della famiglia, pretende anche da divorziato di ricevere il sacramento della Comunione, è tutto dire.
Ma Boffo è solo uno dei due più eclatanti casi.
Si aggiunga poi il caso di Fini. Non è impressione comune, ma dato di fatto,  che tra il Cavaliere e l’ex leader An non corra buon sangue. Il motivo è una divergenza di opinioni non tanto a proposito di idee del partito, che, tutto sommato, si ispira a temi liberali, che, però, devono tener conto di un partito che ogni giorno che passa conquista sempre più voti: la Lega Nord. La divergenza, invece, è soprattutto incentrata sui modi di fare del premier, il quale crede di possedere tra le sue mani un potere molto più grande di quello che la legge gli conferisce. Un potere teso ad intimidire e minacciare uno dei tre poteri dello Stato democratico: quello giudiziario.
Più o meno per questi due motivi, Boffo e Fini rappresentavano dei pericoli, che in qualche modo dovevano essere soppiantati e “risolti” alla radice.

E allora, per quanto riguarda Boffo, si è pensato di “sbattere” in prima pagina una condanna per molestie del direttore di Avvenire. Ma non contenta, la redazione pensò bene di pubblicare anche un’informativa che era allegata al fascicolo Boffo. Una nota della Polizia che definiva Boffo “omosessuale”. A prescindere dal fatto se fosse consentito o meno, da parte della Polizia, allegare una nota del genere, qualcuno alla redazione avrebbe dovuto controllare la nota, verificare che fosse autentica e solo successivamente pubblicarla sul quotidiano. Invece è avvenuto che la nota si è rivelata falsa, che raccontava frottole, e il buon Feltri, con due righe nella parte finale del suo editoriale, ha chiesto scusa ai lettori, credendo di aver risolto la cosa. In realtà non fu risolto proprio nulla, in quanto la reputazione di Boffo era ormai stata fatta a pezzi e il suo lavoro da direttore era ormai perduto.

Per quanto riguarda un famoso editoriale su Fini, invece è stato “assolto”, in quanto l’Ordine non ha colto alcuna violazione delle regole. Certo, l’editoriale in questione che recita “È sufficiente, per dire, ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di An per montare uno scandalo..” apre la strada almeno ad una riflessione: sembra, ma questo si era evinto anche dagli articoli su Boffo, che Feltri custodisca gelosamente nei suoi archivi personali fascicoli e informazioni scomode su determinati personaggi della scena politica italiana, che, al momento giusto, tirati fuori, possono innescare un reazione tale da compromettere qualcuno. Come è successo per Boffo.

Se poi, a questo si aggiunge il fatto che Feltri permettesse di scrivere al deputato Farina, il quale ha patteggiato sei mesi per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, espulso dall’Ordine dei Giornalisti, allora il quadro è davvero completo.

Ultima provocazione: la sospensione per sei mesi del direttore Feltri, sarà un buon deterrente per altri giornalisti, o rimarrà un caso isolato?
Speriamo bene.

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