La solita solfa

Pubblicato: 31 marzo 2010 in "Il Giornale" della concordia

Pur essendo di dominio pubblico il fatto che Feltri è stato sospeso sei  mesi dall’Ordine dei Giornalisti, chi avesse sfogliato “il Giornale” odierno, non avrebbe potuto non vedere che l’editoriale di oggi era a firma di Vittorio. Certo, sembrerebbe falso, invece è vero. Se poi consideriamo che ha fatto scrivere per alcuni mesi uno che è stato radiato dall’Ordine, tal Farina, meglio conosciuto col suo nome in codice “Betulla”, allora il quadro è abbastanza chiaro.
L’ordine è un di più, non ha poi così molta rilevanza e così sospesi o radiati non fa differenza rispetto alle regolari iscrizioni. Si può sempre scrivere. E credo sia anche questo uno dei motivi per i quali l’Ordine risulta essere inutile a molti giornalisti italiani.

Questione Feltri a parte, all’indomani dei risultati elettorali, la tentazione di leggere i Del Debbio, i Veneziani o i Sallusti era troppo forte. Leggere l’analisi e il commento alla “vittoria” del Pdl in molte regioni italiane, più della scorsa tornata elettorale, rappresenta la presa di coscienza che il merito di tutto è sempre del governo. Il governo del “fare”. Infatti si chiede retoricamente Del Debbio: “Ci sarà o no una relazione tra la vittoria in Campania e la soluzione del problema dei rifiuti da parte del governo Berlusconi”. La correlazione forse non è presente, dato che il problema dei rifiuti è tutt’altro che risolto. Ma questo Del Debbio immagino non lo sappia, perchè forse nella Napoli bene ci è andato un paio di volte. In giro per la Napoli periferica o nei paesi limitrofi forse non è mai andato e non si è potuto render conto di quello che sta succedendo e della situazione che è ben lontana da un’effettiva soluzione. Ma il merito della vittoria di Caldoro è del governo. Così come il merito a L’Aquila che alla provincia ha eletto il centrodestra in quanto è stato “l’intervento più rapido”. Così come la vittoria in Piemonte, alla faccia degli “scalmanati in val di Susa”.
Diverso sarà invece il caso Puglia. La colpa non è del governo, ma di un ministro del governo che ha sbagliato alla grande. O in Basilicata dove ha vinto il centrosinistra.
Insomma, se nelle regioni andate al centrodestra il merito è del governo. In quelle andate andate al centrosinistra la colpa è dell’Udc. Il quale, pur raccogliendo “elettori di centrodestra” proprio non ne vuole sapere di stare sempre con il premier. Paradossale.
Per spiegare questa forza dirompente del governo e del suo leader, “il Giornale” scrive: “Silvio era all’Aquila ogni giorno mentre gli altri lo irridevano: ecco il segreto del suo rapporto con la gente”. Imparino da questo modo, il partito democratico e i suoi leader.
Veneziani invece si spinge oltre. Contento per il voto degli italiani che definsice “perfetto, equilibrato, in linea con il nostro Paese”, palesemente soddisfatto anche per l’astensionismo, a gran voce ripete i concetti del collega precedente, ricordando sempre la solita storiella. “..l’Italia ha smesso saggiamente di dar peso politico alla grancassa dei magistrati, giornali e tribuni della plebe, che sparavano contro la grottesca vicenda di Trani..Non ci sono riusciti per fortuna.”.
Paragonando poi coloro che non appartengono al governo al “buio”, Veneziani si lascia andare in un’analisi a posteriori scrivendo che sarebbe stato sbagliato non votare Berlusconi, in quanto “non c’era una prospettiva credibile, decente, praticabile all’orizzonte”. Poco dopo scrive che la partitocrazia e i suoi leader, da Casini a Fini alla sinistra intera, sono rimasti in seconda fila”, eccezione fatta per Berlusconi. Il quale non è un leader, ma non si sa bene cosa.

All’indomani delle elezioni cosa si può leggere sulla stampa fedele al capo? Sempre le solite cose. Merito del governo, di Berlusconi, la magistratura non ha vinto, i giornalisti hanno avuto la peggio, il governo “del fare”. La solita solfa.

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