Senza alcuna retorica o presunzione

Pubblicato: 6 aprile 2010 in Riflessioni personali

Erano le 3.32 quando, esattamente un anno fa, una forte scossa di terremoto colpì l’Abruzzo. Il bilancio definitivo fu di 308 morti. Ad oggi 70.000 senza tetto, distrubuiti tra alberghi e  case provvisorie. 13.000 sono ancora dislocate in alberghi mentre aspettano che le loro case tornino agibili e sicure più di prima.

A far da sfondo a questo quadro quasi “apocalittico”, uno scenario devastante. Scenario incentrato sulla solita polemica condotta dai soliti giornali berlusconiani che, elogiando tutto l’operato del governo, non guardano scandali abnormi che varrebbe la pena di raccontare. Uno scenario che si configura come la perenna diatriba tra “la scomparsa dei fatti” e la vittoria delle opinioni; tra la guerra agli antiberlusconiani fautori di una guerra ai danni di Bertolaso e all’elogio incondizionato dell’intervento delle Protezione Civile; tra i più fidi direttori al soldo di Berlusconi, che, a suon di editoriali, stigmatizzano l’opera di Bertolaso e i racconti quasi “pedagogici” di altri tesi ad evidenziare i misfatti campani del Capo della Protezione Civile.
Uno scenario che trova espressione anche oggi nei quotidiani. Da un lato “Libero” di Maurizio Belpietro, il direttore a cui regalerei con estremo piacere un registratore, dall’altro “Il Fatto” di Padellaro, che come segnalatomi, riceve “contributi indiretti” dallo Stato.

Per chi avesse letto “Libero” di oggi, non ha potuto non osservare il sottotitolo: “Dipietristi e travaglini attaccano sul sisma e demoliscono la ricostruzione con bugie e dati falsi”. Una frase che la dice lunga.
Sulla visione dei simpatizzanti di Di Pietro e di Travaglio. Sulle fantomatiche cifre sparate da “Il fatto” circa il numero delle famiglie rimaste senza tetto, raccogliendo l’autosmentita di Giordano nel suo editoriale. Sulla ricostruzione mai inziata, altrimenti non si spiegherebbe come mai la gente va in giro con le carriole a rimuovere detriti che qualcuno non ha ancora avuto la geniale idea di togliere.

Contrasti a parte, il panorama dietro il terremoto è chiaro.
Una cricca di imprenditori che si sono divisi alcuni appalti della ricostruzione, con un Bertolaso “garante” della compagnia degli arrestati. Un Capo della Protezione civile niente male, interessato ai defunti del terremoto e agli appalti delle Grandi Opere. Lillo spiega questo meccanismo. C’era una Grande Opera; Bertolasto l’autorizzava; gli appalti erano dati agli amici a suon di mazzette e tangenti sessuali di possenti e giovani bellezze oltreoceano, per feste “megagalattiche” o “ripassatine” tra una piena del Tevere e l’altra.

Un Bertolaso che fu prossimo alla santificazione. Politicamente, in quanto promesso Ministro di non si sa bene cosa. Un Bertolaso a capo di una probabile società per azioni chiamata Protezione Civile. Società che, fortunatamente, mediante il divino intervento del buon Lettal, non trovò espressione. Protezione Civile S.p.A. di cui si parlava anche prima del terremoto, ma in maniera velata.

Un Bertolaso tuttologo, esperto in materia di terremoti. Il quale pensò bene di non ascoltare i caldi inviti di Giuliani che andava ripetendo che un terremoto era prossimo. Tristemente celebre un’assmblea informativa il 31 marzo del 2009, nella quale fu detto che non c’erano pericoli di alcuna natura da un punto di vista sismico. Puntualmente tutti a dormire nelle proprie case, sperando che nulla accadesse. Le cose poi, sono andate diversamente.

Una Procura che indaga anche per omicidio colposo a causa del mancato e repentino intervento di prevenzione del sisma, il quale sembrava essere quasi certo.

Un panorama decisamente agghiacciante che merita ancor oggi di essere raccontato. Per almeno due motivi. Per dovere nei confronti di coloro che sono morti per incompetenza altrui e per non dimenticare.
Per far si che, un avvenimento del genere non si ripeta più.
E quest’ultimo messaggio, senza alcuna retorica o presunzione.

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