Uno sguardo alla Chiesa

Pubblicato: 7 aprile 2010 in Religione, Riflessioni personali

Non c’è che dire. La situazione in cui giace la Chiesa tutta è davvero tragica. E questo appare a qualunque persona con un minimo di razionalità, prete o laico non importa.
Questo momento è l’apice di un sistema abbastanza complesso, perpetuato in più anni, che adesso ha raggiunto un limite che sarebbe dovuto rimanere invalicabile. Invece si viene a scoprire, troppo tardi, che questa frontiera è stata oltrepassata da un pezzo, segno che qualcosa di veramente profondo non va all’interno della Chiesa.
Un problema che è radicato all’interno delle grandi gerarchie ecclesiastiche, a volte lontane dai bisogni concreti della gente comune che a gran voce invoca il loro aiuto. Un problema radicato nei grandi della Chiesa non perchè siano stati loro a compiere delitti efferati che in ogni Stato dovrebbero essere punti con una severità tale da fungere quasi da deterrente. Perchè essi hanno rappresentato la scorciatoia subdola per non affrontare il problema. Essi hanno rappresentato un valido mezzo alternativo per non affrontare il problema cercando di “insabbiare” questioni che sarebbero dovute venir fuori. Non tanto, forse, per onestà verso la società che, si voglia o meno, fornisce buona parte del sostentamento della Chiesa tutta. Quanto per onestà nei confronti dei propri precetti, per coerenza con le proprie idee, per dimostrazione che quello che si afferma non può solo trovare espressione nella teoria ma deve avere anche una limpida ragion d’essere nella pratica.

E allora, dopo gli ultimi scandali, ci si accorge delle posizioni forti che la Chiesa sta assumendo. Da un lato una posizione del pontefice che quasi non trova eguali nella storia. Una lettera chiara e forte dove viene caldamente chiesto a chi ha compiuto delitti efferati quali violenze su minori di farsi processare sia da parti civili che da parti ecclesiastiche. Dall’altro la posizione dei sacerdoti locali,  indignati e delusi per atteggiamenti permissivi delle alte gerarchie ecclesiastiche e arrabbiati per i propri “colleghi” che hanno perpetuato qualcosa che invece avrebbero dovuto combattere a gran voce.
Un Papa che si è impegnato anche quando era ancora cardinale. Nel 2001 c’è una lettera a firma di Ratzinger e Bertone nella quale vengono elencati i reati che spettanto al Tribunale della Cogregazione della dottrina della fede. Un elenco chiaro in cui è esplicitamente scritto che i reati sui minori di natura sessuale devono essere giudicati dal Tribunale su citato e in cui vengono fissati precisi termini di prescrizione del reato: 10 anni a partire dal diciottesimo anno di età dell’abusato. Viene fatto obbligo, poi, al vescovo, dopo un’indagine preliminare, di avvisare la Congregazione affinchè prenda provvedimenti.
Il punto è questo. O i vescovi avvisano o non avvisano. Nel primo caso il problema si pone nella Congregazione che non agisce in tempo utile (Politi, su “Il Fatto” parla di un processo inziato subito dopo la morte di Giovanni Paolo II, nonostante si sapesse prima) o è reticente all’azione. O i vescovi non avvisano per spirito di finta solidarietà, incentrata sulla difesa personale di sacerdoti che hanno abusato del loro potere e di innocenti esseri, che si sono trovati indifesi.
La questione si complica se si aggiunge una non netta esplicazione di un problema. Un prete che in confessione, un sacramento importante, ascolta uno che ha abusato, ha il dovere di dirlo a qualcuno di grado superiore? O deve rimanere “protetto” dal segreto confessionale? E nel caso lo dicesse, la persona “più alta in grado” ha il dovere di denunciare l’accaduto? O anch’egli è sottoposto a qualche vincolo ecclesiastico?

Le riflessioni su questo tema sono tante. E chiaramente, possono essere di vari tipi. Alcune prettamente strumentali, appoggiate su un’odio profondo e radicato nei confronti della Chiesa. Altre analitiche e critiche, tese ad evidenziare i cardini e risolvere i problemi a monte. Altre ancora volte ad evitare il problema, a “snobbarlo”, a far si che la la scarsa memoria italiana funga da oblio affinchè presto ci si dimentichi di tutto. Tuttavia, il problema non è nazionale, ma di più larga scala. E, pur confidando nella memoria corta degli italiani, dimenticare un fatto del genere sarà cosa improbabile.

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