Le lezioni di Feltri

Pubblicato: 18 aprile 2010 in "Il Giornale" della concordia

Dall’alto della sua “condanna”, nell’editoriale odierno, Feltri da una lezione di giornalismo all’italiana: il giornalismo del tifoso. In questo blog ho sempre presentato come tifoserie i quotidiani come Il Giornale o Libero, consapevole del fatto che accanto a pochi fatterelli raccontati più o meno a modo proprio, ignorando in pieno il codice deontologico del giornalista, predominassero opinioni unidirezionali, rivolte cioè ad una singola persona. Si badi bene: non ad un partito ma ad una singola persona.
Infatti Feltri è molto chiaro: “..un giornale di opinione non è un quotidiano di partito e quindi risponde del proprio operato solo all’editore” che è Berlusconi. Non Silvio, ma Paolo, condannato in via definitiva quest’anno per false fatturazioni. Inutile intendere che l’editore di riferimento è Paolo solo sulla carta; quello vero è Silvio, il quale, quando fu salvato dalla legge Mammì dell’amato Craxi, dovette rinunciare a qualcosa per avere tre televisioni tutelate dalla legge. Rinunciò a “Il Giornale”, cedendolo al fratello.

L’altra lezione di Feltri è sui “picchiatori”. Definito “picchiatore” da Travaglio poco dopo l’attacco (rivelatosi vero solo in parte) a Boffo, Feltri, dall’alto della sua esperienza riguardo il picchiare verbalmente qualcuno, descrive così i suoi del Popolo dell’Amore: “Sembrava avessero voglia di menare le mani, quantomeno di somministrare olio di ricino agli avversari in studio” riferendosi a Bocchino e Urso, finiani in attesa degli sviluppi nella questione Fini. Avendo anche una certa età, a Feltri, però, passa inosservata anche l’esuberanza di Lupi, il quale arriva anche a gesticolare, diventare paonazzo e a momenti alzarsi dalla poltrona di Paragone. Lui si è che espressione dell’amore.

Non finiscono le lezioni qui eh. Feltri spiega, citando le parole dei finiani forse, anche la colpa della Santanchè, protagonista dell’incadescente dibattito andato in onda tra gli uomini dell’amore: ella “è colpevole di essere giunta in politica dalla società civile”. In realtà oltre alla società civile le si potrebbe rimproverare di essere stata voltagabbana come tanti, dedita alla critica prima e all’amore dopo. Ma a causa dell’età, Feltri ha dimenticato di dirlo.

E l’ultima perla, arriva alla fine dell’editoriale. “Sono ininfluenti nel bene e nel male”, riferendosi ai finiani in genere. Sarà vero? Vedremo dopo la scissione, sempre se ci sarà.

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