La strategia di Feltri

Pubblicato: 25 aprile 2010 in "Il Giornale" della concordia

Mentre una buona parte degli italiani promuove la raccolta firme per i tre quesiti referendari che andranno a modificare la normativa vigente riguardo la gestione dell’acqua e un’altra parte passeggi allegramente in questa clada giornata primaverile, sfoggiando abiti eleganti e qualche tricolore, il direttore de “Il Giornale”, espressione del giornalismo vero (infatti non cita nemmeno l’iniziativa della racolta firme, anche se estesa a livello nazionale) dedica le prime pagine al compagno Fini. Si dirà: è normale. Certo, adesso si. Solo che le prime pagine erano dedicate a FIni anche qualche mese fa, quando si iniziavano a raccogliere previsioni riguardo il futuro del Pdl e del governo italiano. Previsioni che, in effetti, si sono avverate e hanno riscosso anche un certo successo, manifestato da una sorta di superiorità dal solito Capezzone, ex radicale, quindi perfetto per il Pdl, che con fare da “Avete visto che Feltri aveva ragione?” rimprovera quanti avevano attaccato il direttore sospeso per sei mesi per aver sritto delle falsità sul caso Boffo, definendolo “omosessuale”.
Lo stesso direttore che oggi, nel suo illuminante editoriale, esercita il suo ruolo di fedele consigliere alla corte del Premier Berlusconi, il quale, in questo momento, non gode di ottima salute politica. E con lui, tutto il partito.

Il consiglio disinteressato di Feltri è, per così dire, tattico.
Egli propone una vera e propria strategia, con tanto i motivazioni razionali e critiche su come risolvere questi conflitti con Gianfranco Fini, il quale vuol scendere in campo per far politica anche lui, non rivestendo solo un ruolo puramente istituzionale come quello del Presidente della Camera. E la strategia, tutto sommato, non è male; anzi, sembra quasi certo che funzioni, se a Palazzo Chigi decideranno di seguirla alla lettera il piano d’attacco feltriano. Il quale consiste nell’andare alle elezioni anticipate.
Così si distrugge Fini e i finiani, si forma un nuovo governo con la Lega, si mette ko la sinistra che non ha niente tra le mani (nemmeno uno straccio di leader) e altri movimenti piccoli incapaci di sovvertire l’ordine. Quando votare sarebbe il problema, ma anche in questo Feltri ha una soluzione. Si vota a metà giugno, quando ancora non si è in vacanza.
Quindi si dia da fare il governo. Mantenga un’altro mesetto e poi si va a votare decretando di fatto la vittoria del berlusconismo.

Insomma un piano abbastanza semplice che rivela anche una potenziale efficacia qualora venisse adottato e che comporterebbe uno status come quello attuale.

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