Energie alternative e difesa del paesaggio: le contraddizioni impreviste e le soluzioni possibili

Pubblicato: 26 aprile 2010 in Articoli Ventonuovo.eu, Attualità

In un mondo in cui l’85% dell’energia consumata (elettrica e non) deriva dall’uso quasi indiscriminato di combustibili fossili, è doveroso affrontare una seria discussione sulle energie alternative le quali dovrebbero, in un tempo abbastanza breve, fornire un’adeguata soluzione al problema dell’approvvigionamento energetico. I motivi per i quali l’impegno verso nuove fonti di energia deve essere concreto sono sostanzialmente due: uno concerne la quantità e un altro l’inquinamento. L’ENEA ha stimato con una certa sicurezza che, entro il 2020, il consumo di combustibile fossile troverà un picco a cui seguirà, come è naturale aspettarsi già da adesso, un declino improvviso che condurrà all’impossibilità di produrre energia usando i combustibili suddetti. (Dall’altro ???) la combustione e la lavorazione di questi combustibili è un fattore responsabile dell’inquinamento atmosferico, a causa della dispersione nell’atmosfera di grosse quantità di CO2, diossido che si cerca in tutti i modi, di contenere in ogni emissione. Certo, il costo di questi materiali è relativamente basso ed in un mercato capitalista come il nostro questo attributo rappresenta un merito. (Dall’altra???) parte, la natura ne soffre. Per tutti questi motivi discutere oggi di fonti di energia alternative non rappresenta più un qualcosa legato solo ad ingegneri e fisici che, per scopi puramente personali, soddisfacevano le proprie curiosità impegnandosi nella ricerca di nuove fonti. Il problema coinvolge tutti. Dal più piccolo al più grande. Fino ad arrivare al territorio che ci circonda. Potrebbe sembrare paradossale un’affermazione del genere, perchè ci si potrebbe chiedere quale rapporto intercorra tra la natura e le energie alternative. In realtà questo connubio rappresenta uno degli ultimi attuali problemi in quanto risponde ad una domanda quasi “filosofica”: quanto si può sfruttare il territorio circostante affinchè i nostri bisogni più grandi (quale appunto la produzione di energia e il risparmio di denaro per certi versi) trovino soluzione concreta, semplice e duratura? La domanda è abbastanza complicata e l’autore dell’articolo non ha certo la presunzione di rispondere in maniera esaustiva al problema. Tuttavia, un dato è chiaro a tutti: l’ambiente ne soffre sempre per un bisogno umano. Si pensi alle città: si è dovuto, in taluni luoghi, spianare una montagna o bonificare una palude per “costruire” quel terreno necessario ad ospitare le future fondamenta di un palazzo. Si è dovuto cioè fare una scelta di campo. Sacrificare la natura e la sua originaria bellezza per mettere a tacere bisogni umani i quali hanno bisogno di essere esauditi. La questione delle fonti di energia rinnovabile non è poi così lontana da questo discorso. Installare pale eoliche come quelli presenti nella nostra Puglia deturpa il paesaggio, in quanto rappresentano una grande mancanza nella natura stessa. E non saranno certo gli ultimi modelli di pale eoliche (che implementano un nuovo design) a rappresentare il territorio nella sua forma originale. Certo, magari esteticamente daranno meno nell’occhio, facendo si che il passante non si rattristi totalmente guardandole installate su una grande pianura, ma non modificano il fatto che esse siano in totale disaccordo con il territorio su cui sono installate. Il discorso si “amplifica” se si parla di centrali. Esse sono vere e proprie costruzioni, edifici, palazzi. Costruirle significa privare la natura di un gran appezzamento di terreno a vantaggio del fabbisogno energetico dell’uomo. Molto più appariscenti in quanto fisicamente più grandi esse, al passante, proporranno uno spettacolo peggiore di quello visibile con banali pale eoliche. Come esplicitato sopra la scelta è di campo: o privilegiare il territorio minando pertanto la soluzione al problema dell’approvvigionamento energetico evitando di costruire colossi in grado di sfruttare la forza della natura stessa (nel caso di fonti rinnovabili) oppure sacrificare il paesaggio, cercando, mediante studi specifici, di trovare soluzioni obiettivamente a basso impatto ambientale capaci da un lato di “distruggere” il quantitativo minimo di territorio, dall’altro di provvedere al fabbisogno richiesto.

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commenti
  1. lorenzo ha detto:

    qualsiasi cosa l’uomo faccia provocherà sempre e comunque un impatto ambientale. quindi è quasi impossibile approvigionarsi di energia senza fare qualcosa di negati vo all’ambiente. di certo l’impatto che si ha con l’eolico e con il solare è veramente leggero rispetto ai vecchi metodi, alle veccchie centrali che occupano spazio, inquinano il territorio ed emettono gas tossici.
    le prime influenzzano solo un piccolo territorio molto circoscritto, senza avvelenare niente e nessuno, invece le centrali a combustibili inquinano senza circoscrizione; infatti i gas si diffondono su tutto il pianeta, inquinano le falde che vanno a contaminare i raccolti e poi vanno a fociare in mare inquinando ovviamente le coste. quindi la differenza è sostanziale.
    poi le pale eoliche nn sono tanto brutte da vedere, anzi.
    Comunque si a sono d’accordo che bisogna continuare le ricerche per trovare nuovi metodi di approvigionamento con sempre meno impatto ambientale e per questo bisognerebbe tenere a mente una grande scoperta che nel passato si è voluta oscurare sui libri di scienze; la macchina di Tesla.

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