Il primo maggio

Pubblicato: 2 maggio 2010 in Riflessioni personali

Anzitutto, è doveroso da parte mia, chiedere scusa a chi, in questa settimana, ha visitato il blog alla ricerca di notizie e critiche più recenti, di articoli che trattassero di argomenti concerni gli attuali sviluppi della vita politica italiana. La motivazione dell’assenza è principlamente dovuta all’impossibilità di scrivere articoli a causa della contemporanea presenza di un solo esame, che, di fatto, mi ha quasi privato di svaghi, tra cui quello di scrivere il blog.

Premessa necessaria a parte, ieri è stato il primo maggio. La festa dei lavoratori. Certo, sarebbe bello interrogarsi sul motivo per il quale si festeggia una festa del genere se la disoccupazione in Italia e a livelli abbastanza alti e se di più in questo periodo di crisi, molte aziende continuano a licenziare o a mandare in cassintegrazione tanti dipendenti.
E sarebbe bello anche commentare l’articolo di Massimo Fini su “Il fatto” di ieri, che analizza lo stato del lavoro oggi e la sua evoluzione nella storia.
Ma ieri c’è stato il concerto del primo maggio: uno dei maggiori eventi conosciuti nel panorama nazionale che da anni trova espressione a Roma, nel giorno della festa dei lavoratori. Nel giorno in cui, chi prima chi poi, trovano spazio band che forse non avrebbero la medesmia visibilità con altri eventi. E nel giorno in cui, nell’enorme piazza dove il tutto si celebra, si riunisce forse la più grande massa di gente accorse da tutt’Italia (minore presenza: il Nord) unita sotto il segno della musica: la buona musica, quella dei contenuti, quella che rispecchia la necessità di partecipare alla vita attuale proponendo riflessioni che ognuno fa sue.
Una quantità di persone maggiore del 5 dicembre, il giorno del NoB-day, o della manifestazione del Pdl, segno che la musica raccoglie sotto sè molta più gente di quanta ne raccolga una politica a brandelli o una sporadica manifestazione per chiedere le demissioni di uno solo.
Un dato che dovrebbe far riflettere e che potrebbe fornire degli ottimi spunti di riflessione a tutti. Dai politici agli organizzatori di eventi legati a cause “civiche”. Un dato che dovrebbe anche allarmare, in quanto testimonia la lontananza di molti giovani dalle vicissitudini che determinano l’attuale politica italiana, ricorrendo, moltissime volte, a manifestazioni di teorie che al momento non vanno davvero da nessuna parte.

E così capita di vedere, oltre a sentire cori che imprecavano contro il presidente del Consiglio,  pugni alzati in massa. Ma la domanda, al più innocente osservatore anche espressione del comunismo più marxista, quanti ne sanno di comunismo? Quanti hanno sacrificato il loro voto, trasformando in “utile” affidandolo a qualcuno che aveva una possibilità maggiore di vincere? Questa è una gran bella domanda, che vorrei porre a tutti coloro che in piazza, soddisfatti della musica e arrabbiati neri contro un sistema, hanno alzato i loro pugni. E a coloro che, presi dal conformismo, apparentemente coscienti, hanno alzato il pugno della mano destra pensando magari che fosse uguale.
Una riflessione che dovrebbe sorgere spontanea perchè dovrebbe essere alla base di una corretta scelta di idee politiche. Una domanda che, fatta ad uno di quelli con la mano destra alzata, non ha trovato risposta, ma solo una grande ignoranza. Una domanda che da tempo vaga nella mia testa e che dovrebbe vagare nella testa di tutti coloro che, ieri, prima di altri, hanno alzato la voce per applaudire Enzo del Re.

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