“Euro 5, dimissioni zero”

Pubblicato: 3 maggio 2010 in Attualità

Una meravigliosa vignetta apparsa su un quotidiano che non ricordo quale sia stato ritraeva, mediante un fotomontaggio, Scajola, Fitto, Berlusconi e Cosentino. Il primo Ministro delle Attività economiche, il secondo Ministro per gli Affari regionali, l’altro Presidente del Consiglio e l’ultimo Sottosegretario al Minstero dell’economia, controllato da Tremonti.
Nella vignetta, una frase: “Euro 5, dimissioni 0”. E la didascalia si spiega da sola.
Perchè in effetti è così: non si capisce bene quale sia il motivo minimo per dimettersi da incarichi fondamentali all’interno del governo. Anche se pendono gravi accuse sulle teste in questione: da corruzione all’abuso d’ufficio a concorso esterno in associazione mafiosa o indagini per diritti rubati. Insomma, ce ne è davvero di tutto.

“Last but non least”, le indagini che riguardano il Ministro Scajola, al centro delle ultime prime pagine dei quotidiani riguardo una strana compravendita di un appartamento a Roma, con vista Colosseo.
Necessaria la sintesi dei fatti.
Quando Scajola era Ministro dell’Interno (2004), un tale Anemone, che è lo stesso della cricca de L’Aquila, quella che aveva intenzione di gestire tutta la ricostruzione, responsabile anche di altri interventi di vario genere a vantaggio di altre personalità politiche, avrebbe deciso di far un regalo al Ministro, finanziando l’acquisto della casa con vista sul Colosseo mediante l’ingente somma di 900.000 euro mediante l’uso di circa 80 assegni circolari, recapitatigli mediante l’archetto Zampolini. Il condizionale è d’obbligo, in quanto, al momento, non ci sono ancora prove certe della cosa, ma solo cinque testimonianze contro il Ministro, che, naturalmente, siede beatamente in Parlamento, spalleggiato dai suoi intimi; i quali, in un estremo sentimento di solidarietà, cercano di aiutarlo a superare questo brutto momento.
La difesa di Scajola, incentrata sulla banale motivazione che non può affermare nulla in quanto esiste il segreto istruttorio (falso, in quanto il giudice per le indagini preliminari di perugia non ha acconsentito alla richiesta di arresto mandando le carte a Roma, facendo si che la sua decisione diventasse pubblica, in attesa di un eventuale processo si intende), continua a millantare che l’appartamento con vista Colosseo l’avrebbe pagato 600.000 euro. I quali sommati ai 900.000, permetto verosimilmente di acquistare una casa del genere (dati della GdF). Un costo irrisorio che non convince nemmeno Porro, di chiara matrice politica, il quale rimane scettico quando si sente sparare una cifra del genere dal Ministro (da L’Unità).
Certo, tutta la storia è più complicata, in quanto intervengono altri personaggi, tesi ad aumentare la difficoltà della rintracciabilità del denaro, ma, ai fini di una conoscenza base del fatto, è sufficiente sapere questo.

Adesso le strade e le ipotesi, sono due.
O Scajola viene indagato per corruzione o riciclaggio. Nel primo caso difficilmente si arriverebbe a sentenza definitiva, in quanto, a cuasa della legge ex Cirielli, si arriverebbe alla prescrizione in otto anni, cioè tra due essendo il fatto compiuto nel 2004. Nel secondo caso sarebbe più complicato arrivare alla prescrizione, in quanto il tempo è maggiore visto che la pena è maggiore e sarebbe più complicato dimostrare che Scajola sapesse che i soldi che riceveva venissero da provenienza illecita.
L’altra strada è che sia tutto un flop, che i cinque che hanno accusato il Ministro si siano messi daccordo e l’abbiano fatto apposta. Ma, al momento, questa ipotesi, è lontana un miglio dalla realtà.

Magari, in un Paese normale avremmo visto subito il Ministro dimesso. Ma l’Italia è avanti. “Euro 5, dimissioni zero”.

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