Le (inutili) dimissioni di Scajola

Pubblicato: 4 maggio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Tutti sono entusiasti delle dimissioni del ministro Scajola. Dal Pd, all’Ucd, all’Idv, al Pdl, tutti sono soddisfatti del fatto che il ministro abbia rinunciato al suo compito istituzionale per difendersi nelle giuste sedi. Tutti a gran voce solidarizzano con con il parlamentare in questione, raccogliendo, dall’altra parte, plausi e ringraziamenti.
Onestamente, non per un banale anticonformismo, io non provo alcun setimento di soddisfazione per le dimissioni. Le quali non mi sembrano un atto dovuto per lo stato attuale dei fatti.
Nonostante ci siano ben cinque persone che hanno testimoniato contro il Ministro, le prove non sono state raccolte e non è presente una formalizzazione del reato presso una Procura della Repubblica. Questo dovrebbe indurre qualsiasi persona di buon senso a giustificarsi, ad opporre a queste affermazioni documenti e motivazioni veritiere tese a smentire le accuse dei testimoni in questione. Invece tutto questo non è accaduto, lasciando che la difesa di Scajola si estendesse solo al millantare un finto “segreto istruttorio” e l’accusa per un “processo mediatico”, cioè le due questioni che si sollevano quando qualcuno di importante è indagato.
Detto ciò, qual è il significato delle dimissioni?

Il Ministro non è indagato per nessun reato ma sono presenti delle voci che circolano e che lo accusano. Le dimissioni rappresenteranno un atto dovuto agli occhi di molti ma qualcosa di inutile agli occhi di pochi. In quanto quello che serve è una plausibile giustificazione davanti agli elettori e davanti al Parlamento tutto. Senza una speigazione ragionevole le dimissioni esprimono la presenza della solita “coda di paglia”, un tentativo di salvare la propria fama che, forse, sarà danneggiata a seguito delle inchieste.
Se tali giustificazioni avessero trovato un consenso nel popolo italiano e nel Parlamento, allora le dimissioni sarebbero state inutili, in quanto si sarebbe capito presto il motivo per il quale cinque soggetti avrebbero ordito un complotto e il Ministro sarebbe rimasto immune all’attacco, spalleggiato da tutto il popolo.

Invece no. Siamo stati costretti ad assistere alla scena delle dimissioni, del discorsetto in cui si sono elencati tutti gli obiettivi raggiunti dal suo ministero, tutti i plausi al governo che “deve andare avanti” e tutti i ringraziamenti al premier e alla maggioranza.
Mentre nessuno, se non qualcuno enumerabile sulle dita di una mano, tra cui il giornalista Lillo, si pone il problema che non siamo riusciti a comprendere la verità dei fatti.
E, aggiungo, aspetteremo almeno altri 10 giorni prima, eventualmente, di conoscerla.

Le dimissioni, dunque, sarebbero state necessarie qualora le motivazioni fornite al Parlamento e agli elettori non fossero state obiettivamente corrette. E non adesso, dove siamo totalmenti ignoranti dei fatti accaduti.
Le dimissioni che auspicavo ieri, erano proprio di questo tipo.

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