Può avvenire in una Repubblica democratica?

Pubblicato: 8 maggio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Per Daniele Luttazzi, “la satira è un punto di vista e un po’ di memoria”.
Per Silvio Berlusconi e tutti i membri del governo, è una forma di espressione da biasimare, condannare e criticare aspramente. Se poi essa è viene pagata con i soldi pubblici, allora il guaio è enorme ed occorre trovare un rimedio affinchè momenti del genere non siano più presenti nella televisione di Stato.
Qualcuno crederà che stia ricordando l’editto bulgaro che decretò di fatto il licenziamento di Luttazzi, Santoro e Biagi (licenziato con raccomandata AR con ricevuta di ritorno) visto che facevano “uso criminoso della televisione pubblica”  “pagata con i soldi di tutti”, avendo citato, tra l’altro, Luttazzi. Invece no, sto per presentare un (probabile) prossimo editto. Il quale potrà essere definito “italiano” che andrà ad aggiungersi ai due precedenti: quello bulgaro e quello libanese, la cui vittima fu Paolo Mieli.

La vittima di questo nuovo probabile editto sarà Celestini, reo di aver inscenato una storia i cui protagonisti avevan nomi molto indicativi (Toni corrotto e Toni Mafioso), raccontandone leggi ad personam fatte dal loro governo, le quali trovano riferimenti con l’attuale governo e la nostra più recente storia. Riferimenti che sono stati colti dal premier in persona come delle chiare frecciatine indirizzate a lui (è forse corrotto o mafioso Berlusconi?) che subito lo hanno indignato cedendo il passo alle proprie passioni che si sono espresse come pesanti critiche alla trasmissione della Dandini. Critiche volte ad essere intese come una sorta di minaccia, affinchè monologhi del genere non si ripetano più all’interno della televisione pubblica.
Così, mentre gli altri leader sono quasi in affanno per proporre soluzioni immediate e concrete ad una crisi che sembra non conoscere tramonto, il nostro Presidente del Consiglio, il migliore che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi centociquanta anni, è alle prese con il biasimare una trasmissione in seconda serata. Nemmeno Prodi si arrabbiava, nemmeno Di Pietro, quando era imitato da Guzzanti e criticato aspramente dallo stesso.
Il premier invece si arrabbia, perchè lui vorrebbe che tutti lo amassero: il che è diverso dal volere che gli altri condividano le sue idee. Il voler essere amati prescinde dalla condivisione delle idee, che, buone o brutte, non incideranno sull’amore che si prova verso la persona. Normale che non si parli di amore nel senso più comune del termine, ma nel senso di una profonda ammirazione.
Un premier che è attento alla sua immagine, fortemente egocentrico e narcisista, inconscio quasi dei problemi dello Stato che risultano essere messi al secondo posto, perchè al primo ci sono tutti i suoi guai giudiziari e queste vicende che riflettono quello che la magistratura afferma da tempo. Ma si sa, la magistratura è “un cancro da estirpare.”.

D’altro canto la Dandini reagisce alle critiche del Presidente con un nonsocchè di galanteria unita a diplomazia, cogliendo da un lato le frasi imbarazzanti della seconda più alta carica dello Stato, dall’altro ponendo l’accento sul suo programma e sul suo intento di continuare a farlo fino al 28 (maggio, credo) a meno di non trovare gli studi televisivi sigillati per ordine di qualcuno.
Reazione degna di una signora, una donna matura attenta al pubblico e non china al potere o a questo o quel politico, che non risparmia nemmeno qualche frecciatina sulla dirigenza della Rai, che, forse, non ci mette passione quando lavora.
L’intervista, qui.

Può avvenire in un “una Repubblica democratica (art 1 Costituzione)” (quale l’Italia dovrebbe essere) un evento del genere, o c’è qualcosa che non funziona e quindi, la “dittatura morbida” di cui parla questo blog e Giorgio Bocca, non è poi falsità?

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