Il ddl sulle intercettazioni e i blog

Pubblicato: 10 maggio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Più volte in questo blog è stato presentato il decreto sulle intercettazioni in esame della Commissione Giustizia del Senato visto che alla Camera è stato approvato circa un anno fa. Più volte ho spiegato cosa non conosceremmo se un disegno vergogna del genere, unico nel suo genere in tutta l’Europa, diventasse legge dello Stato. Più volte ho raccontato come, invece di procedere nella caccia serrata ai crimini, si cerchi invece di ritornare alle origini, favoreggiando, di fatto, l’illegalità. Più volte ho presentato questo ddl sulle intercettazioni come l’ennesimo disegno per assoggettare la magistratura che dovrebbe essere indipendente al potere legislativo, cioè il Parlamento, conscio del fatto che la maggioranza attuale (non forte quanto quella passata, ma comunque determinata a rimanere in carica cinque anni) abbia il potere di gestire il terzo potere come meglio crede.

Qualcuno magari crede che la cosa finisca alle intercettazioni. E invece si sbaglia. Ce ne è per tutti. Anche per gli articoli pubblicati a mezzo telematico, che, tradotto in italiano, rappresentano i post dei blog.
L’articolo 28 del suddetto ddl prevede che un qualsiasi soggetto che richieda una rettifica del post in questione, debba vedere la sua richiesta esaudita entro due giorni pena una contravvenzione sanabile con un pagamento (all’amministratore del blog).
Una rettifica che avviene sempre per lo stesso motivo: per opinioni che possono essere definite “faziose”. Essendo il blog un mezzo con cui si fa informazione ma si è liberi di scrivere ciò che si vuole, è probabile che qualcuno che non sopporta la critica, attacchi l’autore del post stesso, obbligandolo e minacciandolo di fatto a correggere il tiro.
Il problema è che non esiste in Italia una differenza tra “opinione faziosa” e diffamazione.
La prima, in chiarissima chiave illuminista può non essere condivisibile ma risulta essere legittima, fermo restando che essa sia la conclusione logica ad un ragionamento (esplicito od implicito) e che non sia mera espressione di un pregiudizio. La seconda risulta essere un atto vile, dove, per odio o rancore, si esprimono affermazioni che nuocciono alla reputazione del soggetto in questione. Con l’attuale legge, invece, la differenza è ancora più piccola in quanto, a rettifica non deve esserci spiegazione allegata. Essa potrà avvenire quindi per una presa di posizione subdola che sarà autorizzata da una legge dello Stato.

Ma non poteva, purtroppo, verificarsi una situazione del genere, quando si regola un fenomeno come il blogging con una legge del 1948. Non scherzo. La questione della rettifica è legata ad una legge del 1948, meglio: dell’8 febbraio 1948 che viene integrata all’articolo 8.
Non ci si è presi nemmeno la briga di scrivere una legge apposta ma si è adattata una vecchia ad una tematica che nel 1948 non era nemmeno nell’immaginario del più futurista o del più progressista. Si è cercato di eguagliare un blog ad una testata giornalistica o ad un periodico, prescindendo dal fatto che chi ha la voglia di scrivere su un blog qualunque è solo animato da una voglia intrinseca in lui che, la maggiorparte delle volte, non è retribuita economicamente. E questo è un problema nonchè una seria forma di repressione esercitata da uno stato che continua a definirsi democratico. Una forma di repressione delle idee scomode che vien prima addirittura della semplice non condivisione di opinioni.

Io sono sconsolato, arrabbiato e particolamente affranto e preoccupato per quello che potrebbe accadere a questo blog prima che a tutti gli altri. Perchè di questo si parla. Il mio, non potendo contare di certo su un ufficio legale o su un supporto economico consistente, potrà essere al centro di un imbarazzante polemica che mi porterà, non per spirito di rassegnazione, a rinunciare a scriverci sopra. O trasformare il blog in una testata giornalistica asettica e senza posizi0ni o in uno spazio dove riflettere su temi come l’amore, l’amicizia, la pace e argomenti del genere.

Al momento l’unica speranza è che in Commissione giustizia si accorgano di quanto vorrebbero convertire in legge ed apportino delle modifiche in maniera tale da non permettere che il bavaglio ad Internet prenda forma concreta.
Intanto, chi abbia voglia, può aderire all’inizitiva promulgata, tra gli altri, da Rodotà, a questa pagina.

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commenti
  1. […] problema Internet. Un piccolo passo indietro. Nell’attuale testo, come ho raccontato qualche post fa, c’è l’equiparazione del “blog” (quale questo è) ad un normale […]

  2. […] L’Agcom il 6 luglio sarà chiamata a votare un provvedimeno preannunciato nella relazione annuale del presidente Calabrò che le permetterà, dietro giustizia sommaria e in soli cinque giorni, di rimuovere qualsiasi contenuto si sospetti violi il diritto d’autore, intervenendo direttamente sul sito stesso. Blog, giornale telematico, sito web generalistico, poco importa. Tutto questo mentre torna in auge un vecchio quanto semi-approvato decreto, chiamato volgarmente “decreto intercettazioni” che, tra l’altro, contiene un articolo in grado di applicare il meccanismo della censura preventiva ai blog, paragonandoli quanto a rettifica a normali organi di stampa regolamentandoli con una legge di sessant’anni addietro. Ho presentato la questione in qualche post, tra cui questo. […]

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