Come non condividere

Pubblicato: 20 maggio 2010 in Riflessioni personali

Cito testualmente un sms ricevuto stamane:”Il bavaglio all’informazione raggiunge vette elevatissime senza particolari problemi. Leggere il giornale stamattina mi ha fatto alterare davvero, cose da pazzi. E la gente dorme, pensa al calcio, fanculo”.
Come non condividere un simile sfogo, di un cittadino italiano, deluso della sua classe politica e dei suoi stessi connazionali, che, di fatto, sono in perenne stato di dormiveglia, svegliandosi di scatto quando in Tv sono presenti solo seni e sederi?
Come non condividere la rabbia che si percepisce, l’ “alterarsi”, perchè in Commissione Giustizia al Senato, è stato approvato un ddl che mette una pezza alla libertà di informazione, un bavaglio ai giornalisti, mettendo in atto una sorta di guerra preventiva, spaventando a priori tutti coloro i quali avrebbero intenzione di compiere il loro lavoro?
Come non condividere il nervosismo e lo stress di chi, rimasto a bocca asciutta per la non-curanza altrui, si troverà a poter condividere parte della sua vita con persone magari imputate in processi gravi, ma di cui non si conoscerà nulla fino a quando non deciderà il giudice?
Come non condividere lo scenario implicito che si preconfigura nel messaggio citato, di un Paese da tempo caduto in una “dittatura morbida”, che continua a autoinfliggersi, da puro masochista, ferite che riducono a nulla i brandelli della poca democrazia rimasta?
Come non condividere la rabbia di chi è giornalista serio, blogger per passione, inviato per dovere, che si vede ora costretto a rispettare un’insulsa probabile legge (manca sempre la firma del Capo dello Stato, variabile necessaria, ma forse inutile) che lo limiterà a raccontare la verità, ad adempiere al suo diritto di informare il lettore che ha il dovere e il diritto di sapere come vanno le cose?
Come non condividere lo scenario di Peter Gomez, che, su “Il Fatto” di oggi, spiega come i più grandi giornali, anche in vista delle elezioni, potrebbero usare la legge come un arma, considerando la multa da pagare per pubblicazione illecita (ma vera) di notizia scottante, un investimento vero e proprio per spostare voti da uno all’altro?
Come non condividere l’iniziativa proposta dal giornalista suddetto, che, con “il Fatto” tutto, si ostinerà a presentare le notizie anche contro la legge, ricorrendo dopo agli organismi europei e alla Corte Costituzionale?
Come non condividere la paura dei blogger, che vedranno i loro post in pericolo, in quanto eguagliati, per quanto riguarda la rettifica, ai normali quotidiani e periodici, regolamentati da una legge del 1948?

Come non codividere tutte queste asserzioni su cui i dormienti e gli appassionati tifosi dovrebbero riflettere seriamente, mettendo da parte tutta la Tv trash e il calcio che rallegra le loro serate?

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