Lo show di Santoro

Pubblicato: 21 maggio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Non si può negare che l’anteprima di “Annozero” di ieri sera sia stata un vero e poprio show televisivo. I contenuti saranno stati diversi da un normale programma appartenente alla “trash tv”, ma sicuramente, è stato uno spettacolo che in molti hanno visto anche per l’eccessivo carisma del giornalista di Rai 2.
Certo, un’anteprima incentrata principalmente sull’aspra critica a tutto il sistema Rai, che conta all’interno troppa politica. Il che è strano in un Paese in cui la Rai non è una rete di televisioni privata.
Non c’è dubbio che gli schietti giudizi di Santoro rappresentino l’espolosione di una bomba che è stata innescata con l’editto bulgaro che non ha permesso ad illustri personaggi del giornalismo italiano, famosi per scomodi comportamenti nei confronti del potere, di tornare nella Tv pubblica. Un editto che non è stato superato nè grazie alla ferrea opposizione di giornalisti che osservarono come la minaccia di un Presidente del Consiglio nascondesse un chiaro ordine, nè grazie all’azione di una certa fetta della classe politica che si ritrovò a fare il gioco del padrone. Furono invece le sentenze della magistratura che permisero a Santoro di tornare in Rai, nonostante ai piani alti di Viale Mazzini, qualcuno del Cda non lo volesse fra i piedi.
Un editto che si è perpetuato anche con il passare degli anni per mezzo di minacce verbali, commenti tesi a denigrare la trasmissione, affermazioni non certo degne di politici di una Repubblica democratica. Comportamenti snervanti che hanno incotrato la fiera resistenza del conduttore e di tutto lo staff, giornalisti compresi.
Un esempio per tutti: quando la Borromeo (che oggi collabora per “Il Fatto”) lavorava per Annozero, le minacce le subiva anche lei, soprattutto in quelle trasmissioni dove si era a conoscenza del tema: dall’influenza della Chiesa in politica, al caso De Magistris, alle telefonate Berlusconi-Saccà.
Uno show in cui Santoro ha attaccato tutti i corresponsabili di non aver opportunamente difeso il giornalista in difficoltà: da Zavoli, presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza, ai giornali “La Repubblica”, “La stampa” e “Il Corriere”, a Bruno Vespa, al Pd, simpaticamente definiti “cialtroni”, esclusione fatta per qualcuno, all’Idv.
Uno show che ha turbato molti, lasciato stizziti altri, a testa bassa altri ancora.

Due cose sono certe.
Lo sfogo in prima serata ha portato una buona parte degli italiani a riflettere su questa posizione. Ha costretto molti disinteressati alla politica e a quello che ci gira attorno, a conoscere la questione, almeno più di prima. Ha indotto moltissimi a riflettere sull’attuale degrado in cui si trova la Rai.
Dall’altra parte ha influenzato anche i piani alti di Viale Mazzini e la classe politica. Questi probabilmente reagiranno come se nulla fosse successo. O forse, modificheranno le loro scelte, in virtù del fatto che, quello che racconta il fazioso Santoro, non è poi così lontano dalla realtà.

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