Il mio augurio per il 2 giugno

Pubblicato: 2 giugno 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Tra le feste laiche che l’Italia festeggia, quella di oggi, a mio avviso, è la più importante.
Sessantaquattro anni fa, a seguito di un referendum dall’esito incerto, la forma monarchica lasciava il posto a quella democratica. Un esito incerto se si pensa che non era posibile allora fare stime precise, vista anche una buona parte di popolo italiano nostalgico della monarchia e di alcune idee del fascismo. Se si considerano i risultati ufficiali si può osservare come la volontà espressa dal nostro Sud Italia sia stata a favore della monarchia. Discorso duale, per il settentrione, il quale ha fortemente appoggiato la nascita di una forma di governo diversa, nuova, anche a seguito di una graduale ma precisa crescita della “voglia di democrazia”, sviluppatasi durante tutto il corso del Novecento.

Una festa fondamentale quella di oggi, che ci rende fieri di essere italiani e fa onore a coloro i quali hanno dato la propria vita affinchè tutto quello che abbiamo oggi, tutta la nostra libertà e il fondamentale potere del popolo, si ricordi come frutto del loro sacrificio. Una festa che, per certi versi, stride con quello che in Italia si verifica oggi.
Come più volte ho sostenuto in questo blog, la democrazia l’abbiamo ridotta a brandelli: adesso vige quella che Giorgio Bocca, nel suo “Hannus Horribilis”, definisce come una “ditattura morbida”, diversa da quella fascista ma in egual modo capace di influenzare le masse mediante l’uso di un tipo di informazione controllata a monte. Certo, già nel 1994, quando l’attuale premier scese in campo, il saggio Montanelli, profetizzava una ditattura, che pian piano si è definita grazie ad un popolo reticente in un perenne stato confusionale e ad una subdola classe politica che si è preso gioco di chi le ha fornito il potere.
Si badi bene. Si può continuare quanto si vuole ad accusare la classe politica di malgoverno, mancanza di moralità pubblica, di assenza dei principi base della politica, di idee. E non è certo sbagliato imputare ad essa tutte queste mancanze, in quanto esse sono obiettivamente vere.
L’essere arrivati a questo punto presuppone però l’implicito aiuto di qualcuno: i un popolo addormentato e palesemente ignorante in fatto di politica, disinteressato a quello che i suoi rappresentanti combinano nelle aule di Montecitorio o Palazza Madama, non attento a situazioni non moralmente corretti, che vengono interpretati o come normale o come un mediocre argomento da intavolare a pranzo. Manca cioè un’attenta e schietta riflessione sull’attualità politica, sulle leggi che si sono proposte.
Due esempi per tutti: all’epoca dell leggi ad personam che videro il culmine intorno al 2003, pochissimi erano in piazza a Roma con i girotondi. Eppure quelli che c’erano hanno sollevato parecchio scalpore e si è giunti al punto che l’allora Ciampi, qualche legge non la firmò. Mai sia succeda i nuovo eh.
Quando venne emanato il tristemente famoso editto bulgaro, quasi nessuno pensò di protestare, di manifestare la prorpia rabbia motivata da un’affermazione i carattere fascista, basata sull’asserzione che, nella tv pubblica, non ci dovessero essere trasmissioni incetrati sulla critica al governo.

Il problema vero è che ci siam dimenticati il secondo comma dell primo articolo della nostra Costituzione che solenne recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”, che garantisce al cittadino italiano un potere enorme che non viene sfruttato appieno.
Abbiamo rimosso completamente la consapevolezza del fatto che siamo chiamati, in quanto cittaini italiani, ad esercitare il nostro dovere di “controllori” del potere.
Questo è il punto. Troppo semplice colpevolizzare la classe politica italiana con pur giuste motivazioni. Se manca l’interesse del cittadino ad essere governato in un certo modo, la democrazia sarà sempre soppressa a favore dell “dittatura morbida”.

L’augurio più sincero quindi è di riflettere sul ruolo attivo del cittadino, come parte integrante di un più complesso sistema, in cui si è chiamati a vigilare.
Viva la Repubblica!!

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