Frattini e la questione israeliana

Pubblicato: 3 giugno 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Alto, bell’uomo, abbronzato, giacca e cravatta impeccabili, capelli pettinati con riga e squadra, sorriso stampato e denti bianchissimi; perfettino, buona dialettica, pochi concetti e stile molto barocco; assente nei principali momenti di crisi diplomatica perchè in missione, torna trionfante quando interpellato dal suo gruppo, la Farnesina e da lezione a tutti di italiano e di dipolamazia senza eguali. Di chi stiamo parlando? Del grande Frattini, Franco per gli amici.

E così, in forma assolutamente smagliante, è intervenuto anche il 31 maggio, poco dopo il blitz alla nave da parte dell’esercito israeliano che ha ucciso una decina di uomini a maggioranza turchi e ha arrestato altri pacifisti tra cui italiani.
Italiani che sembrano siano stati picchiati e sia stata fatta loro della violenza psicologica. Roba da poco insomma, che non costituisce condizione sufficiente affinchè la Commissione preposta dell’Onu avvii un’indagine chiara su come si sono svolti i fatti. Infatti l’Italia, ha votato “no” alla formazione di un’apposita task force che avesse il compito di comportarsi da imparziale giuduce per comprendere la verità degli eventi. La motivazione ufficiale risiede nel fatto che Israele è “uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un’inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale (Repubblica.it)”.

Certo, non si commetterà certo l’errore di associare il governo israeliano ai tizi che hanno assaltato la nave. Ma visto che qui si parla di italiani picchiati, magari sarebbe stato opportuno votare a favore dell’inchiesta internazione, fidandosi certo del fatto che Israele è in grado di farne una, ma rimanendo sempre molto prudenti. Anche come segno di riconoscimento minimo nei confronti di nove pacifisti che si sono recati su quella nave non certo per creare disguidi.
In questi casi un’azione di tipo europeo va ben oltre la singola fiducia in uno Stato, da sempre al centro di lotte e destabilizzazioni politiche. Un intevento europeo che non si configura come mancanza di rispetto, ma come uno strumento necessario per stabilizzare la situazione.

Ma forse, Frattini e il governo non la vedono alla stessa maniera, fiduciosi della credibile azione del governo israeliano.

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