La manovra del governo

Pubblicato: 7 giugno 2010 in Attualità, Riflessioni personali

In uno degli ultimi articoli mi chiedevo, fra l’altro, cosa servisse una manovra da 24 mld di Euro avendo preso per vero le illuminanti parole del nostro beneamato Presidente del Consiglio che, ringraziando il signor Tremonti e sentendosi moralmente autorizzato ad evadere, continuava a ripetere meno un mesetto fa che il peggio è passato, che l’Italia è in ripresa, che la sua economia sta iniziando a contare di più.
Poi abbiamo assistito al solito monito del Capo dello Stato che, alla fine, come da lunga tradizione, ha apposto la sua firma senza sollevare dubbi. Sarebbe bastato che la questione che ho posto io l’avesse evidenziata lui; così la gente si sarebbe accorta chi governa, dato che molti hanno occhi solo per Napolitano.

Preambolo a parte, ci siam sentiti dire che i tagli erano necessari, che bisognava ridurre le spese inutili tagliando del 5% lo stipendio dei parlamentari, eliminando le province con meno di duecentomila abitanti. Utili o no, pazienza.
A proposito delle province, ieri, come primo servizio della Gabbanelli a Report, ci si è resi conto del disastro e della disputa che c’è attorno alla sesta provincia pugliese: la BAT (Barletta-Andria-TranI). Non si riusciva a capire dove instaurare la sede legale, tanto è che alla fine è douto intervenire il Consiglio di Stato a decidere quale delle tre città dovesse avere quest’immane privilegio. Con la conseguenza che il primo Consiglio Provinciale si è tenuto in una scuola meno di un anno dopo l’elezione del Presidente Ventola. Ed abbiamo anche assistito alle accese opinioni dei cittadini (alcuni assolutamente menefreghisti riguardo il problema) e i due sindaci di Andria e Barletta, volenterosi che la sede fosse stata nella propria città.
Naturalmente, le province son tutte lì. La BAT paga stipendi profumati e al governo son tutti contenti che le cose stiano così.
Poichè non è possibile eliminare le province, si cerca di tagliare i fondi.

Su “Il sole 24 ore” di oggi, città per città, c’è la classifica riguardo l’incidenza di questi tagli procapite, in cui, mediante apposite tabelle, si evidenzia come il valore procapite sia sceso anche del 20%. Tradotto: ai comuni ci sarà un 20% in meno di denaro fruibile. Una percentuale che incide a Torino dove il sindaco Chiamparino ha già espresso tutto il suo disappunto e Parma con Errani, presidente Emilia Romagna. Non ci vuole certo un genio per comprendere che due sono le strade: o si abbassa la qualità dei serivizi erogati, o si “ritoccano” (tanto per usare un eufemismo) Irap e Irpef, come ricorda l’articolo del giornale. In effetti, non ci sono altre strade. O una o l’altra. La scelta di una delle due esclude implicitamente l’altra.
Continuando a sfogliare il giornale si comprende che la manovra finanziaria approvata non è che poi sia un gran provvedimento. Blocca gli stipendi pubblici per un certo lasso di tempo (dell’ordine degli anni) danneggiando di fatto, come ripeteva ieri l’Anm i magistrati più giovani che hanno intenzione di far carriera, in quanto, a sacrifici, non sono associati buoni compensi economici. Cambia le liquidazioni dal 2011 per dirigenti, mastre e professoresse di vari livelli.
Oltre a tutti i tagli, riduzioni e finte riforme che hanno semidistrutto il nostro sistema di istruzione.

Aspettiamo il “ddl intercettazioni” e, tra tagli “economici” e “invstigativi”, saremo messi nel migliore dei modi.

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