L’equazione made in Italy

Pubblicato: 18 giugno 2010 in Riflessioni personali

Immaginate un direttore generale che viene a sapere che un membro della sua azienda uccide un cliente e istiga gli altri a raccontare il falso.
In un Paese normale uno magari pensa che il dg minimo si debba dimettere, in quanto il profilo penale e quello morale viaggiano su due piani separati, l’opinione pubblica è più sveglia, non c’è ipocrita solidarietà da parte dei massimi esponenti del presidente di turno. Se immaginate di essere in Italia, invece, potrebbe accadere con alta probabilità che il personaggio in questione è adatto ad essere protetto, ad assumere ruoli chiavi di gestione di problematiche maggiori e a ricevere la solidarietà profonda da molti. In barba alle sentenze della magistratura che, come sappiamo, oltre ad essere rossa, è composta da soggetti antropologicamente diversi. E mi fermo qui.

Immaginate che questo che vi ho raccontato non sia una situazione irreale, ma sia espressione dell’attuale realtà.Immaginate che il dg sia un certo De Gennaro e il morto sia un certo Giuliani Carlo. Il primo nel 2001, nel trsitemente famoso G8 a Genova, era Capo della Polizia, adesso vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza). Il secondo un piccolo pacifisca rinchiusosi in una scuola durante lo stesso evento, per protestare la sua rabbia nei confronti di una delegazione di illusti personaggi più inclini a risolvere i loro problemi che altri.
L’ex Capo della Polizia, fu assolto in primo grado. Dopo il ricorso in appello, tutti gli imputati al processo compreso egli stesso (illustri personaggi che tutt’oggi occupano posti tutt’altro che secondari) sono stati condannati secondo i loro rispettivi capi d’accusa.

E allora, affinchè quello che avevamo prima immaginato sia del tutto vero, occorre che qualcuno di importante esprima la sua solidarietà al povero De Gennaro; che lo obblighi a rimanere al suo posto nonostante tutto, che lo costringa a non arrendersi e a non rassegnare le dimissioni. Infatti, subito sono intervenuti il noto Angelino e il grande Maroni. Uno espertissimo di giustizia in quanto immortalato al matrimonio di un mafioso (aspetto con fiducia la smentita) e l’altro condannato in via definitiva per aver morso il calcagno ad un poliziotto, quindi perfetto per essere Ministro dell’Interno.
I due infatti, uniti sotto un’unica voce hanno espresso subito il loro dispiacere per questa maledetta sentenza, appoggiando chiaramente quella di primo grado, ricordando che non è giusto per De Gennaro dimettersi prima della sentenza definitiva. Certo, se uno viene assolto continua il suo bel lavoro. Se uno viene condannato uguale. Ma allora, quand è che ci si dimette?!
Questo è un Paese in cui si eguaglia il profilo penale di uno con quello morale. Prendete il buon Mastella. Quando fu scoperto che parlava con Bisignami e Saladino, si aprì un’inchiesta. Possiamo discutere sul profilo penale. Infatti fu archiviata. Ma sul profilo morale no. Mastella, che da lì a poco sarebbe diventato Ministro della Giustizia, parlava con un mafioso. In un Paese normale, sarebbe stato sbattuto fuori. In Italia lo abbiamo eletto al Parlamento Europeo.

Ricordate la nuova equazione made in Italy. Profilo penale uguale a profilo morale. Olè.

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commenti
  1. […] un post dell’anno scorso, evidenziai come nel nostro Belpaese fosse presente un’equazione non […]

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