Io griderò. Voi?

Pubblicato: 1 luglio 2010 in Attualità

L’aria che si respira oggi, è la stessa del 5 dicembre: cioè la stessa del NoBday. Un’aria caratterizzata da un profondo senso di rabbia verso un sistema che continua a giocare con i diritti di un popolo che continua a definirsi appartenente ad una Repubblica Democratica.
Oggi, in molte città italiane e in alcune straniere si manifesta contro una legge che di fatto elimina il diritto ai cittadini di conoscere la verità riguardo determinate situazioni che sono definite, senza alcuna partecipazione democratica, dal governo di turno. Una legge che senza ulteriori giri di parole racchiude in paletti sempre più stingenti la libertà ad essere informati, in nome di una difesa della privacy che in realtà è già tutelata da una corposa legge del 2003 che contiene già sanzioni abbastanza rilevanti qualora si verificasse un trattamento illecito. O una legge che in nome del diritto a non essere intercettati, copre di fatto coloro i quali hanno compiuto reati che potrebbero essere svelati solo se le intercettazioni fossero disposte.
Una legge che attacca tutti indistitamente. Non solo i cittadini, ma anche i magistrati che vedranno limitata la loro possibilità di scoprire reati, contravvenendo così al loro dovere professionale.
Ma non termina ancora qui. Anche i bloggers saranno penalizzati da questa legge. Come più volte presentato in questo blog, sotto stretto controllo saranno anche quei siti web tenuti da semplici cittadini che per passione o per lavoro, raccontano ciò che succede in questo Paese.
Il blog, che rappresenta una delle maggiori innovazioni in fatto di Internet, sarà sottoposto allo stesso controllo cui sono sottoposti giornali e riviste per quanto riguarda la rettifica, facendo si che uno strumento che si è sviluppato in modo massiccio negli anni 2000 sia regolamentato da una legge del 1941, una legge cioè risalente a prima della promulgazione della Costituzione. Definire assurda una legge del genere è un eufemismo.

Diversamente dal NoB-Day apprezzo che questa manifestazione non abbia colore politico. Mi piace pensare e mi auguro sia così che parteciperanno liberali e democraici, repubblicani e progressisti, tutti uniti sotto un’unica voce: quella della libertà di sapere, quale diritto inviolabile in uno stato che si ritiene democratico.
E mi piace pensare anche che direttori da cui non mi sarei mai aspettato una presa di posizione a favore di questa causa, si siano schierati fortemente dalla parte del cittadino e non dell’editore di turno, bacchettato a dovere. Anche se, devo ammettere, mi spiace che Feltri non partecipi materialmente in piazza. Riterrà la manifestazione inutile perchè crede ancora in un dialogo costruttivo sui giornali. Ma è un dialogo che viene sviluppato da troppo tempo e che non riesce a trovare effetivi rislutati. E allora, forse forse, l’unica strada è alzar la voce e urlare i propri diritti. Come al NoB-day.

Per essere sulla stessa lunghezza d’onda, l’ultimo appello agli incerti, agli indecisi, a coloro che sono apatici e disinteressati nei confronti di questa strana politica. Affinchè in qualche modo partecipino anche loro a questa manifestazione, anche solo immaginando cosa potrebbe succedere se solo la legge bavaglio fosse approvata.
Ma si ricordino tutti coloro che non parteciperanno alla manifestazione, amici e conoscenti inclusi: chi è rimasto a casa senza un valido motivo, è complice del sistema.

Dal mio canto, io griderò i miei diritti di cittadino. Voi?

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