La fine della vicenda Brancher

Pubblicato: 5 luglio 2010 in Attualità

Sembra si sia chiusa oggi la faccenda del ministro Bracher. Sia chiaro. Egli non si è dimesso da parlamentare perchè prescritto, salvato dalla legge che depenalizza il falso in bilancio made in Berlusconi e indagato. Si è dimesso da ministro per evitare “strumentalizzazioni”, per essere processato in pace mediante rito abbreviato, confermando di fatto la sua rinuncia al legittimo impedimento.
Certo, credo ci sarebbe da discutere sulla parole “strumentalizzazione”, abusata da questa classe dirigente ogni qual volta viene fuori uno scandalo che la coinvolge e che vede anche al centro dell’attenzione la magistratura. Ci sarebbe, forse, da consultare il libro “Le parole della politica (Pasquino)” per verificare la presenza del termine in questione su questa sorta di vocabolario politico atto a esplicitare il significato di specifici termini che ogni giorno ascoltiamo.

Ma, parentesi linguistica a parte, tre considerazioni.
La prima, sul Presidente della Repubblica. Non creda il lettore al giochetto che un politico “sponsorizzato” dal Presidente del Consiglio come Brancher debba automaticamente diventare ministro. Previti e Maroni furono letteralmente rifiutati da Scalfaro e Ciampi, perchè pregiudicati. Poi, che al posto di Previti fu presentato Castelli come Ministro della Giustizia, questa è un’altra storia.
Si è poi verificato che il Colle in persona si dimostrasse reticente nei confronti della richiesta di legittimo impedimento di Brancher e che avesse manifestato apertamente il suo disappunto. Ma alla luce di queste due considerazioni, non ci poteva pensar prima? Non sarebbe stato più corretto se Napolitano avesse seguito l’esempio di Scalfaro e Ciampi?
Secondo. Berlusconi comincia a perder pezzi. Si, è una vita che in questo blog lo si ripete. Ma è anche vero che la situazione interna al Pdl è davvero tragica. Dopo l’ultima performance made in Bondi&Fini, siamo davvero alla frutta. Non sono daccordo su nulla i due fondatori del Pdl. No intercettazioni, no federalismo, no manovra. Nulla. Eppure Fini sa che se fosse fuori dal Pdl qualche voto in meno metterebbe a rischio la presenza di un consistente numero di finiani in Parlamento.
E tutta questa situazione non rende contento e rilassato il premier che accanto al dittatore Lula, aveva parlato di piccole questioni interne. Piccolissime avrei detto io.
Terzo. Tutti quelli di sinistra parlano della vittoria della sinistra per le dimissioni di Brancher. In effetti abbiamo assistito, con mio grande piacere, ad una buona opposizione per tutta la vicenda. Il fatto è che tanta determinazione unita a “mozione di sfiducia” gli elettori del centro sinistra, la vorrebbero vedere sempre. Non solo quando c’è Brancher indagato di mezzo. Su Cosentino pende un mandato d’arresto. Ma “Cosentino” per l’opposizione forse è un cittadino di Cosenza e non il sottosegretario all’economia.

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