I sistemi di raffreddamento dei datacenter

Pubblicato: 6 luglio 2010 in Articoli Ventonuovo.eu

I data-center, strutture atte a gestire grosse quantità di dati, oltre ad avere un ruolo fondamentale all’interno delle infrastrutture di una rete (quale può essere Internet o una aziendale), hanno due enormi svantaggi che devono essere tenuti in considerazione alla luce di una nuova etica ambientale basata sul riciclo da un lato e sul risparmio energetico dall’altro: l’hardware dismesso perchè non più prestante deve essere smaltito facendo si che si recuperi il più possibile per assemblare nuove macchine in grado di sopportare il carico richiesto; l’energia elettrica consumata deve risultare la minore possibile implementando sistemi e meccanismi tesi a ridurre la dispersione energetica dovuta ad un non perfetto funzionamento dei dispositivi presenti nella macchina stessa e alla presenza di sistemi di condizionamento molto complessi.

Ammetto che per quanto riguarda il primo problema si è fatto molto. Molti datacenter sono impiegati nei Paesi più poveri in quanto non piùin grado di soddisfare le richieste dell nazioni più industrializzate.
Meno invece per quel che riguarda il secondo aspetto, per altro, tenuto meno in considerazione dall’opinione pubblica non perchè amabile passatempo di ingegneri e fisici, ma perchè a fronte delle prestazioni ottenute, preoccuparsi per il consumo di energia pare possa passare in secondo o terzo piano. Tuttavia, adesso che il problema energia inzia a far sentire la sua presenza, ora che si cerca in tutti i modi di trovare fonti energetiche alternative atte a fornire il fabbisogno energetico necessario a questo pianeta, si inizia a comprendere come mai il consumo energetico dei datacenter rappresenti un fattore che deve essere considerato maggiormente.
Il motivo per il quale i consumi elettrici sono elevati va ricercato nel fatto la maggiorparte dell’energia viene utilizzata per raffreddare questi enormi sistemi che si riscaldano parecchio raggiungendo temperature particolarmente alte che se sopra una certa soglia, non permetterebbero di lavorare opportunamente. È occorso dunque implementare sistemi di raffreddamento: a liquido, corridoi freddo-caldo, a effetto corona ed altri.
Questi, per quanto efficienti, sono ancora lontani da standard che rientrano nell’ottica di un’etica ambientale corretta, aprendo la strada ad una seria riflessione al problema, che si prova a risolvere impigando un hardware sempre più all’avanguardia o cambiando “filosofia”.
La scelta di un hardware più prestante in termini di calore dissipato è certamente buona cosa ma non condizione sufficiente affinchè i sistemi di raffreddamento attuali diventino inutili. Si può optare per Cpu di ultimissima generazione cercando di sfruttarle al massimo della potenza virtualizzando diversi sistemi operativi, lasciando che meno cicli di Cpu non vengano utilizzati.
La scelta di una “filosofia” differente rappresenterebbe invece una soluzione migliore. E per cambio di filosofia penso al fenomeno del “cloud computing”, argomento già trattato. Mediante un’infrastruttura di tipo cloud, con la sola connessione in banda larga un’azienda potrebbe benissimo affittare dello spazio su server in Groenlandia, dove il pericolo di alte temperature è decisamente scongiurato. L’azienda come possiamo bene immaginare, ha bisogno di gestire dati. Se però si implenta un buon canale di comunicazione non ha senso averli sul proprio server, ma basta avere la possibilità di accedervi. Dovunque essi siano mediante una banale connessione ad Internet.

Ecco uno dei motivi per i quali molti sono a favore di questa nuova “filosofia”. Il centralizzare i dati in punti chiari e definiti, affidando la loro sicurezza e la loro accessibilità a personale competente che sappia gestirli nel miglio modo possibile facendo si che lo stesso datacenter venga sfruttato al massimo e goda anche di un ottimo sistema di raffredamento naturale che, all’uomo, non costa nulla. È indubbio che con il cloud non si risolve il problema del consumo di energia elettrica per il raffredamento, ma almeno si cerca di limitarlo drasticamente.

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