Sciopero dei giornali del 9 luglio

Pubblicato: 7 luglio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Alla luce di questo ddl intercettazioni tanto discusso da tutto il panorama politico e giornalistico, a fronte della decisione del governo di voler proseguire per la propria strada verso l’approvazione alla Camera il 29 luglio, anche a seguito di importanti pressioni a Fini, nasce un’iniziativa della Fnsi: il 9 luglio i giornali non andrebbero in stampa. Si capisce che essa rappresenti una forma di protesta contro questa legge bavaglio che permetterà al cittadino di dimenticarsi presto della parola “intercettazione”. Naturalmente, come si ci potrebbe aspettare, non tutti i giornalisti sono daccordo con un tale provvedimento.

Feltri, il primo, già seccato terribilmente dalla manifestazione del 1° luglio, è a favore del solito dialogo costruttivo, nonostante abbia voluto bacchettare in un famoso editoriale del proprio giornale, il suo editore: Berlusconi in persona. Un dialogo che non si capisce bene su quali presupposti sia basato, visto che per un grande periodo di tempo, dall’approvazione dell’amata legge Mastella (ben meno permissiva di questa e votata dal centrosinistra), si è cercato di gridare su tutti i quotidiani il diritto a conoscere, denunciando l’impossibilità dei giornalisti a svolgere il proprio dovere qualora un disegno di legge del genere fosse stato approvato. Con ciò, non è che non trovo giusto un dialogo, ma avendo compreso la presenza di un muro invalicabile contro il quale quasiasi forma di dialettica è inutile al suo abbatimento, non vedo altro motivo che un’opposizione dura. Il non scioperare sarebbe stato equivalente ad arrendersi al muro.
Differente invece, la protesta che ha in serbo la Fnsi. Di fronte ad una legge che imbavaglia l’informazione, si chiedono a “ilfattoquotdiano.it”, è giusto imbavagliarsi? Una domanda legittima a cui ha risposto anche Feltri, dichiarando la sua più totale disapprovazione per l’iniziativa proposta.
Non informare per un solo giorno, banalmente, significa fare il loro medesimo gioco. Spiace dirlo, ma alla maggiorparte degli italiani, che un giornale esca o meno, poco importa, L’importante è che la televisione continui con il suo palinsesto demenziale. Per altri invece, la pubblicazione di un giornale nell’edicola sotto casa è fondamentale perchè rappresenta l’attuazione di uno dei diritti fondamentali del cittadino: quello a conoscere cosa combinano i capi nei piani alti del Paese.
Imbavagliarsi adesso significherebbe anche cedere all’invito del Presidente del Consiglio di qualche giorno fa che consigliava gli italiani a non leggere giornali in quanto fonte di errore.

Sarebbe invece particolarmente interessante, come proponeva Travaglio dalle righe di un editoriale di qualche giorno fa, che il 9 luglio, giorno dell’eventuale sciopero, fossero pubblicati in dettaglio tutte quelle indagini e i relativi sviluppi di cui siamo a conoscenza mediante l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni. Una strategia, tra l’altro, seguita in precedenza.
Ma se tutti i giornali la seguissero, beh, succederebbe un gran bel “casino” (mi si passi il termine) e staremo a vedere come si evolverà la situazione.
In ultimo, è data possibilità di votare l’iniziativa esprimendo la propria volontà qui.

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