Ancora sul comma “Ammazza-blog”

Pubblicato: 28 luglio 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Nel trambusto generale di sottosegretari dimessisi (e non) perchè immischiati in loschi affari a proposito di strane associazioni massoniche; nel caos più completo di uno scontro all’interno della maggioranza di governo che sembra non essere espressione di una determinata logica vista la timidezza di certe azioni; nel susseguirsi della discussione circa un nuovo leader del centrosinistra; abbiamo dimenticato la legge bavaglio.  Abbiamo dimenticato nel senso che ormai quasi non se parla più nei tg e nei giornali in quanto pare che tutto sia fermo.
In realtà non è proprio così. A Montecitorio oggi sono scesi in piazza i blogger italiani che vedono i propri blog in pericolo in quanto, come presentato in altri post precedenti, nell’attuale disegno in discussione alla Camera c’è la precisa volontà di equiparare il blog a un giornale in fatto di rettifica. La quale deve avvenire entro 48 ore dall’avviso, pena sazione massima da 12.500 euro.

Ora, che De Bortoli non non consideri  notizia la presenza di un comma del genere, è un dettaglio inutile. Perchè ormai, spiace dirlo, ma il Corriere della Sera con i vari Ostellino, Panebianco e Battista, sembra essere diventata un’altra spalla del movimento berlusconiano la cui funziona risulta essere molto più velata rispetto a quella della tifoseria feltriana.
Risulta invece di fondamentale importanza la manifestazione di oggi che cerca di spiegare ai poco attenti italiani e incapaci politici di turno che una norma del genere non solo è totalmente irrazionale, ma lede di fatto il diritto di ciascuno a raccontare un avvenimento. L’ho spiegato nei post precedenti ma, poichè repetita iuvant, non esiterò nel ribadire il mio pensiero, totalmente contrario al comma in questione.

Una volontà del genere che non ha incontrato alcuna particolare opposizione in Parlamento se non qualche misera lamentela di qualche deputato, diminuisce la possibilità che un fatto venga raccontato attraverso un blog come questo. E la cosa è assurda, come ripetevo poc’anzi, perchè paragona anzitutto la professione del giornalista a quella dell’utente comune che detiene un blog anche per fare informazione. Ci si soffermi sulla parola “anche”. Un blog nasce come uno spazio in cui l’autore esprime una sua opinione corredata da fatti. Chi intende un blog come un giornale, su cui si presuppone sia raccontato il vero, ha sbagliato alla grande e sarebbe meglio se sradicasse completamente questa sua idea. la quale risulterebbe dannosa non solo per lui, ma per tutti quelli cui egli stesso la esporrebbe. Un blog tenuto da un non-giornalista non può contare su una professionalità degna di uno che è isritto all’Ordine. Ma deve contare sulla buona fede dell’utente che ha il dovere, in quanto uomo e non in quanto giornalista di dire la verità.
Prima che qualche incallito berlusconiano mi attacchi, non penso minimamente che su di un blog si può scrivere quello che si vuole. Se raccontassi di uno che non ha ucciso una bambina, spacciandolo per l’omicida, sarei io stesso, tenuto a correggere la svista madornale.
Qualora tale correzione non avenisse ci si rivolge alle autorità competenti che prenderanno provvedimenti idonei in materia.
Sa tale strada fosse percorsa, c’è però una conseguenza che a Palazzo Madama hanno dimenticato. Un blog che racconta falsità è automaticamente eliminato dall’attenzione degli internauti. È come se il blog in questione entrasse in una sorta di black list e non fosse più considerato una fonte attendibile e quindi non consultato. E vi assicuro, nonostante sembri stupido, vedere le statistiche al proprio blog ferme, non è una gran cosa. E alla fine, vuoi o non vuoi, si finsce per abbandonare il blog.

La verità dell’articolo della legge, invece, va ricercata nel fatto che i blog sono una spina nel fianco perchè rappresentano un nuovo modo di diffondere idee poco inclini al controllo mediatico ecc…ecc…

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